lunedì 31 luglio 2017

Tradizionalisti in piedi! No alla "Normalizzazione!"

Quello che più mi angoscia e mi fa ancor più paura della Rivoluzione, dell'apostasia di vescovi e preti, della viltà del clero (le eccezioni si contano sulle dita di una sola mano) è la "rassegnazione" o, meglio la normalizzazione, e mi spiego: ormai da oltre cinquant'anni le persone della mia età, almeno quelle che hanno scelto la "battaglia" per conservare la Fede e la Dottrina di sempre, si stanno battendo contro i disastri del Concilio Vaticano II, quello che il rosso Cardinale Suenens ebbe a definire con orgoglio: "il Sessantotto della Chiesa"... da allora è stato un crescendo: dalla distruzione delle chiese e degli altari, all'abbattimento delle balaustre e degli amboni, alla vendita ai rigattieri di casule, paramenti, reliquiari antichi, inginocchiatoi, coltri candelieri di ogni tipo... il clero, che intanto aveva gettato la tonaca alle ortiche, era ed è preso come da un odio feroce verso tutto ciò che parlava e tuttavia parla del passato, della Tradizione, delle glorie della Chiesa, un odio che è stato trasmesso, nei seminari modernisti — ed è stata una delle poche cose trasmesse a questi ragazzotti venuti su a merendine e nutella, spinti più dal sentimentalismo che dalla "Chiamata" — mancando ormai la Fede, la cultura, la preparazione e, soprattutto lo zelo e la sollecitudine pastorale...
Vedo nella mia Firenze, che ha antiche tradizioni di "lotta" per la conservazione della Messa di sempre e per la Tradizione, quanto ci manchino i personaggi di un tempo: e non mi rifò soltanto a Papini, Giuliotti, Tito Casini, l'autore de "La Tunica Stracciata", il libro che suonò la Diana per chiamare a raccolta i fedeli che vedevano i modernisti all'opera nel "cambiare con la liturgia la Fede" (non si distrugge la "lex orandi" senza distruggere la "lex credendi") , e poi il Conte Capponi ( portammo, con il Conte Capponi e la professoressa Liliana Balotta, Mons. Marcel Lefebvre a Firenze tre volte, nel 1970, per la prima volta... e poi ancora due volte, con il Convegno su "La messa di Lutero" e il Pontificale nella Arcibasilica di San Lorenzo) , il padre Tito S. Centi, uno dei più grandi teologi, onore dell'Ordine Domenicano, il padre Innocenzo Colosio, OP, don Ivo Biondi, il padre Raniero Sciamanini OFM, Domenico Magrini, il non dimenticato autore del libro: "Don Milani trame sinistre all'ombra dell'altare", Adolfo Oxilia e Mons. Luigi Stefani, il sacerdote Dalmata ex Cappellano Militare della Tridentina, Cappellano della Ven. Confraternita della Misericordia, docente e scrittore, forse la figura più popolare della Tradizione cattolica in Firenze e che assicurò ai fiorentini la celebrazione della Messa Tridentina nell'Oratorio della chiesa della Misericordia, e, più recentemente, il padre Serafino Lanzetta, eroico, con la sua rivista "Fides Catholica" che va a saldarsi con la "Rivista di Ascetica e Mistica" (Diretta fino a metà degli anni Settanta da p. Tito S. Centi) e "Controrivoluzione" che esce ancora, come organo ufficiale dell'ANTI 89, diretto dal sottoscritto, e insieme al p. Lanzetta anche Ascanio Ruschi, con il quale ci battemmo per i francescani dell'Immacolata perseguitati da Roma — e, segnatamente, dallo stesso Bergoglio — perché avevano una "regola troppo rigida" ed erano rimasti fedeli alla Tradizione e alla S. Messa in rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti.
Insomma Firenze aveva una antica tradizione di "Resistenza" che, come accennato, si rifaceva proprio al Cristianesimo dei "Cattolici belva": Papini, Giuliotti e Tozzi con la sua rivista "La Torre". Se Firenze fu la sede della contestazione ecclesiale (don Mazzi, don Milani, don Gomiti e tutti gli altri rigurgiti della "fogna sessantottarda") fu anche una città che seppe opporre Resistenza all'eresia neomodernista e, seppur in una battaglia impari, i "rossi contestatori" non ebbero vita facile.
Ricordo addirittura la contestazione — con grande scandalo dei cristianucci "moderati" — al film blasfemo “Jesus Christ Superstar”, davanti all'Odeon e al Gambrinus… e un gruppo di fiorentini che, con il sottoscritto, partecipò anche alla "contestazione" della "Prima" a Roma (CLICCA QUI) e, a Venezia, nel 1990, la Via Crucis di riparazione — con l'abbé Emmanuel du Chalard, il Marchese Luigi Coda Nunziante, Paolo Baroni, Guido Vignelli e anche il sottoscritto — in piazza San Marco, per il film "L'ultima tentazione" di Martin Scorsese ... fino alla Messa di riparazione di qualche anno fa in Ognissanti per lo spettacolo osceno e blasfemo di Castellucci, con la S. Messa , in una chiesa gremitissima di fedeli, e la veglia di preghiera.
I cattolici "tradizionalisti" fiorentini sono sempre stati in prima linea. Ora si vive la "normalizzazione" che sarebbe un po' come l'Ordine Napoleonico. A Firenze — e forse molti non lo ricordano — se si è ottenuto la S. Messa in rito antico lo si deve a Mons. Marcel Lefebvre e alle nostre battaglie, e recentemente anche grazie al motu proprio di Papa Benedetto XVI (e le conseguenze per questo suo coraggiosissimo gesto sono sotto gli occhi di tutti!) non alla benevolenza altrui... e quando le gerarchie hanno accordato la S. Messa non l'hanno fatto per amore della Tradizione ma, semplicemente, nella speranza di "ingabbiare" il dissenso, quello vero, di quei cattolici che, pur riconoscendo il Papa, non si sentono di abbracciare l'eresia e lo "gridano sui tetti"... e questo non piace alle gerarchie moderniste, ma neanche ai benpensanti, ai borghesucci. Ho constatato amaramente l'altro giorno che al Rosario pubblico per Charlie, in piazza SS. Annunziata di fronte alla Ruota degli Innocenti, prima che venisse assassinato il bambino inglese, eravamo in nove — dicesi nove — persone. "Meglio pregare in privato, per non mettere in imbarazzo la Curia"... era il ritornello ricorrente che mi sentivo ripetere telefonando ad alcuni amici (si fa per dire)... per non parlare dei preti così detti "tradizionalisti" sui quali preferiamo stendere un velo pietoso.
In occasione della grande Marcia per la Vita che si tiene a Roma nel mese di maggio sembra ci sia quasi un boicottaggio al pullman organizzato, ormai da sette anni, dall'avvocato Ascanio Ruschi... e molti preferiscono spendere il quadruplo e andarsene a Roma in treno pur di non venire con noi. Mal consigliati? Sappiamo bene cosa vuol dire — anche se ci siamo sempre riusciti — riempire un pullman. Insomma visto che la cosa non viene propagandata neanche nelle chiese dove si celebra la Messa di sempre, viene da pensare che alcuni abbiano paura del "contagio colerico reazionario"... non parliamo poi dei "leoni della tastiera" o dei che vanno allontanati... se si pensa che a far iniziare la "persecuzione" contro i Frati francescani dell'Immacolata furono due ambigui personaggi (un prete e un laico) proveniente da una sorta di Alleanza (ex) cattolica....
E qui chiudo queste mie pacate considerazioni che mi sono venute in mente per fare una brevissima cronaca di un evento meraviglioso, in tutti i sensi, che si è tenuto a Rimini sabato 29 luglio 2017 : la processione di riparazione per il gay pride.
Erano almeno cinquecento i fedeli, radunatisi, la mattina, alle ore 10,30, in via San Giuliano, davanti alla chiesa del Borgo Marinaro dopo il Ponte di Augusto, per partecipare alla processione riparatrice del gay pride, la manifestazione dell'orgoglio pederastico riminese che si è, poi, tenuto sul lungomare, alla presenza della deputata comunista Monica Cirinnà "madrina" della proposta di legge sui matrimoni pederastici votati poi da tutto il Pd, da Cinque Stelle e anche da alcuni deputati del centrodestra come Stefania Prestigiacomo e Nunzia Di Girolamo oltre, naturalmente, ai Quisling in servizio permanente effettivo Lupi e Alfano.
Come ha sottolineato il M.R. don Mauro Tranquillo prima dell'inizio della processione e, come avevano avvisato gli organizzatori del meritorio Comitato "Beata Giovanna Scopelli di Reggio" — ai quali vanno le nostre congratulazioni e il nostro sentito "Dio ve ne renda merito !" — "la processione è una forma liturgica in cui si prega, un atto quindi con implicazioni soprannaturali e lo scopo primario non è quello di sfilare in strada ma fare un'offerta pubblica a Dio in riparazione di uno scandalo (egualmente pubblico). Pertanto l'obiettivo del Comitato non è protestare politicamente contro le così dette unioni civili (che in ogni caso sono da condannare fermamente). L'atto contro natura (che sia commesso in privato o in pubblico e che conduca o no ad "unioni civili" riconosciute dalla legge) è definito dalla Dottrina, senza eccezioni, come intrinsecamente disordinato. Se poi è praticato ed elogiato in pubblico, alla sua gravità intrinseca, si aggiunge quella dello scandalo, cui è opportuno riparare in qualche modo."
Dunque una processione preceduta dal clero — e presieduta dal M.R. don Enrico Doria — dai chierichetti e i ministranti, quindi le suore e i cinquecento fedeli, in massima parte intere famiglie e tanti ragazzi giovani e giovanissimi che durante percorso per le vie del centro riminese hanno devotamente recitato il S. Rosario e le litanie Mariane dei Santi e del Sacro Cuore, cantando, tra un mistero e l'altro, una antica laude che rivendica i "Diritti di Dio sulla Società":

Noi vogliam Dio, Dio nella scuola,

dove si accoglie la gioventù;
qui ancor risuoni la sua parola,
qui sia l'immagine del buon Gesù-

Noi vogliam Dio dov'è la legge,

dov'è la scienza, dov'è l'amor,
dov'è chi giudica, dov'è chi regge
dov'è chi nasce dov'è chi muor.

Come perfino la stampa nazionale ha notato grande è stato il raccoglimento durante tutta la pia manifestazione e i fedeli — che avevano ricevuto la benedizione del Cardinale Raymond Leo Burk e di S.E. Mons. Luigi Negri — si sono raccolti, al termine in preghiera sul sagrato della chiesa di San Niccolò al Porto dove il M.R. don Enrico Doria ha impartito loro la benedizione. Tutto si è svolto — grazie anche all'imepeccabile organizzazione del Comitato "Beata Giovanna Scopelli" e alle Forze dell'ordine (Carabinieri, Questura e Polizia Municipale) che hanno fatto un servizio eccellente — ordinatamente e senza nessuna contestazione.


Pucci Cipriani














mercoledì 26 luglio 2017

CONTRORIVOLUZIONE E LA COMUNIONE TRADIZIONALE ADERISCONO ALLA PROCESSIONE IN RIPARAZIONE DEL GAY PRIDE DI RIMINI

"Controrivoluzione", Organo ufficiale del Movimento ANTI 89, la rivista della Tradizione Cattolica diretta da Pucci Cipriani (www.controrivoluzione.it), unitamente alla "Comunione Tradizionale" di Firenze, aderiscono alla processione di riparazione del gay pride che si terrà il giorno sabato 29 luglio 2017, a Rimini, organizzata dal benemerito Comitato "Beata Giovanna Scopelli" lodando questa iniziativa che vedrà i cattolici, pregare pubblicamente, per le gravi offese portate al Sacro Cuore e al Cuore di Maria Immacolata nel centenario delle apparizioni mariane di Fatima.
"Controrivoluzione" invita tutti gli amici, i lettori e i simpatizzanti a partecipare - se possibile - alla processione riparatrice tenendo presente che il ritrovo è previsto per le ore 10,30 di sabato 29 luglio a Rimini in via San Giuliano,16 - davanti alla chiesa di San Giuliano. Si fa inoltre appello a tutti gli amici di propagandare l'iniziativa e a coloro che non potessero partecipare di unirsi nella preghiera, specialmente con la recita del Santo Rosario, in riparazione di questo gravissimo peccato contro natura.

 Il Direttore di "Controrivoluzione" Pucci Cipriani
con Ascanio Ruschi e Gabriele Bagni



domenica 16 luglio 2017

Intervento di Gabriele Bagni alla presentazione del libro "Dal natìo borgo selvaggio"

Lo scorso giovedì 29 giugno 2017 è stato presentato alla regione Toscana, presso il Salone delle Feste di Palazzo Bastogi - via Cavour, 18 - per iniziatica del Capogruppo in regione di FdI Giovanni Donzelli, il libro di Pucci Cipriani: "Dal natìo Borgo selvaggio: quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Solfanelli). Dopo il saluto di Giovanni Donzelli, del Consigliere Comunale di Borgo San Lorenzo Luca Ferruzzi e dell'Avvocato Ascanio Ruschi, sono intervenuti, di fronte a un numeroso e attento pubblico, il giovane Gabriele Bagni della "Comunione Tradizionale", redattore di "Controrivoluzione", Lorenzo Gasperini e il Docente Universitario Giovanni Tortelli. Avendo riportato in precedenza gli interventi di Lorenzo Gasperini e Giovanni Tortelli tenuti alla presentazione dell'8 maggio a Borgo San Lorenzo e la recensione del Consigliere Luca Ferruzzi, riportiamo adesso l'intervento di Gabriele Bagni.

Signore, Signori, cari amici, buonasera. E' con immensa gioia e tanto piacere che, questa sera, mi trovo, assieme a voi, seduto a questo tavolo, in questa meravigliosa sala della Regione, accanto a personaggi illustri, primo tra tutti il nostro anfitrione Giovanni Donzelli - capogruppo di FdI alla Regione Toscana - per presentare il libro dello scrittore mugellano Pucci Cipriani, che non è solo un intellettuale di vaglia, un giornalista acuto e tagliente, ma un carissimo amico e un Maestro di vita.
Debbo ringraziare Pucci Cipriani perché in un non breve periodo di questi miei primi vent'anni di vita, gli anni dominati dalle fantasie e dall'inesperienza, egli è stato un faro, un punto di riferimento culturale e spirituale. E non solo : egli è stato una "forte spalla" sulla quale appoggiarsi nei momenti - e ce ne sono stati - più tristi e difficili. Merce rara al giorno d'oggi perché io ricordo le sue lezioni, i suoi insegnamenti ma anche e, soprattutto - da Docente del "buon tempo andato" - i suoi ammonimenti e i suoi rimproveri perché un amico e un Maestro sa anche rimproverare...egli ha quasi rappresentato la figura del padre perché è sempre stato presente per sciogliere ogni mio dubbio, per portare una parola di conforto, per soddisfare a ogni mia necessità. Ecco, questo io dovevo a questo personaggio con il quale, stasera ho l'onore di sedere allo stesso tavolo.
"Dal natìo Borgo selvaggio: quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Solfanelli) è il titolo di questa bellissima opera che narra e racconta storie e vicende del Borgo Mugellano che si fregia del nome del Santo Martire Lorenzo, paese natale del nostro scrittore, dove egli vive tutt'ora e dove, dalla finestra del suo studio, si domina un meraviglioso panorama dove si possono osservare i campanili e le torri del paese: dalla Torre dell'Orologio al Campanile Longobardo della pieve romanica, dall'Oratorio del SS. Crocifisso al campanile della Compagnia di Sant'Omobono... proprio come potete osservare dall'immagine della copertina, opera del pittore borghigiano Enrico Pazzagli. Sembra di stare alla finestra dello studio di Pucci o sulla sua terrazza "a tetto" del suo attico al quinto piano. Non è un caso che la copertina riporti la visione della Torre dell'Orologio e dei campanili,: proprio in questa immagine sta raccolto tutto il significato del libro e del pensiero del nostro scrittore e, volendo, di ogni cristiano autentico. La Torre campanaria è simbolo di fortezza e di resistenza in tempo di assedio, è segno di potenza e di primato poiché, imponente, maestoso...a Firenze nessuna torre poteva essere più alta del campanile di Giotto perché nessuno può osare di stare al di sopra di Dio ("Quis ut Deus?") La Torre campanaria è strumento per segnare il tempo grazie alle potenti campane perché fin dove arriva il rintocco delle campane, lì arriva la benedizione di Dio.
Ebbene il campanile è proprio il simbolo di questo natìo borgo, un borgo o un mondo fatto di tanti campanili che segnano il tempo e mantengono la posizione; un vescovo che ben conosco ebbe a dire: "Possiamo osservare chiese senza case, ma non case senza chiese"... ed è vero! Così come ci sono campanili di pietra ci dovrebbero essere campanili fatti di carne ed ossa, ogni cristiano è chiamato ad essere un campanile, a testimoniare, a costo della vita, la propria Fede senza cedere di un millimetro per non lasciare vuota la postazione e per segnare un territorio. Ecco perché Pucci è uno dei pochi campanili oggi rimasti; nonostante tutto egli è fermo sulle proprie idee, irremovibile, intransigente e, grazie alle sue opere, a questo e ai suoi libri precedenti e, speriamo, a quelli che scriverà, porterà la voce della fede come fanno le nostre campane.
E' il racconto, quello del libro, non solo delle vicende paesane legate strettamente a Borgo San Lorenzo, ma la narrazione di quelle tradizioni legate alla Fede che si ripetevano regolarmente nella nostra Toscana ("Tradidi quod et accepi")... Si narra di Firenze, dei paesi del Chianti come il mio (San Donato in Poggio), del Casentino e, ovviamente, del Mugello. Si parla ( e se non bastassero le parole ci sono oltre cento stupende foto d'epoca!) di sagre, di feste, di teatro, di processioni, anche di politica, perché anch'essa fa parte della vita dell'uomo. Pucci stesso racconta in prima persona le emozioni, le sensazioni nel vivere questa realtà. C'è da chiedersi il perché l'autore intitoli il libro "Dal natìo Borgo selvaggio" se poi egli stesso parla anche di altre città, di altri paesi, di altre realtà.
Beh, nel leggere il libro, nello scorrere le agili pagine, capirete come tutte le vicende siano legate a un non "sottile filo", ovvero da quella grande virtù teologale che è la Fede, senza la quale l'uomo non può conoscere Dio. E' proprio la Fede che fa l'unitarietà dell'opera, che lega queste pagine, quando si parli politica, di sagre, di feste; in tutto questo c'è un forte senso religioso perché così era- e non è certo un'invenzione o un sogno dell'autore - la vita di un tempo, quando tutto era legato alle "ore canoniche" , quando perfino il tempo si calcolava attraverso la fede e la religione : " Quanto manca alla cottura della pasta?" domandavano in famiglia, e la massaia rispondeva : "Ancora un Ave, Pater, Gloria... poi si possono scolare le paste" .
Si narra delle funzioni del mese di maggio, il mese dedicato alla Vergine Santissima, alla nostra Mamma Celeste, quando la gente accorreva al lieto suono della "squilla" al mese mariano, si narra delle processioni, quando venivano fatte, per terra, le fiorite, e i bimbi, vestiti da angioletti, gettavano petali di fiori o quando si vestivano da paggi sguainando le loro spade, all'Elevazione, in atto di omaggio e di onore a Nostro Signor Gesù Cristo. Si parla anche della morte, in un mondo idiota in cui si cerca di "tenerla nascosta" nel peggiore dei modi, rendendo anche il "trapasso" una cosa banale, ridicola...è il gioco del Demonio rendere ridicoli, ridicolizzare...così le "mammine sessantottine" - come il nostro autore le chiama - non portano i bambini ai funerali per non impaurirli...gli stessi bambini che poi si vestono da demoni, vampiri, streghe, da morti secche, nella notte di Halloween...nelle pagine di questo libro, invece, si riscopre tutta la bellezza, nonostante il dolore, delle esequie cattoliche, della pratica del Viatico (come emerge, in queste pagine, dai racconti di Nello, il Vandeano) dell'agonia e dell'assistenza spirituale ai moribondi...una volta se ne occupavano le compagnie o le confraternite, ora queste o non esistono più o sono - per dirla con il Giusti - in tutt'altre faccende affaccendate, in quanto, progressisti sì, ma "pecunia non olet".
Il "Natìo Borgo..." infine è, in senso figurato, l'insieme di quelle realtà che vivono secondo i dettami di un tempo, ovvero secondo la religione e la fede, il natìo Borgo è quel mondo che vive per Dio e per la sua Chiesa , proprio secondo il principio della cattolicità ossia dell'universalità. Il natìo Borgo è il mondo dell'ordine e dell'obbedienza, dove le donne vestono con la gonna e gli uomini con i pantaloni, dove il padre lavora e fatica mentre la madre accudisce la casa ed educa i figli, è il mondo dove la domenica si va a Messa e non al supermercato, dove i preti vestono la talare e celebrano i Sacramenti annunciando e insegnando la Vera Dottrina e non fanno gli psicologi o gli assistenti sociali, il mondo dove i figli rispettano i genitori e i superiori, dove l'obbedienza è una virtù, dove a scuola si insegna , si premia e si castiga, si promuove o si boccia secondo il merito, dove si eleva e non si livella, dove si formano veri uomini e non ribelli o rivoluzionari...il mondo dove davanti a Dio ci si inginocchia e davanti agli uomini si sta in piedi. Ecco il "Natìo Borgo selvaggio" di Pucci Cipriani...E anche il nostro!

Gabriele Bagni






venerdì 14 luglio 2017

ROSARIO PUBBLICO PER AFFIDARE CHARLIE GARD ALLA MADONNA NEL CENTESIMO ANNIVERSARIO DELLA III APPARIZIONE DI FATIMA

Giovedì 13 luglio 20127 (centesimo anniversario della Terza Apparizione di Fatima) a Firenze, per iniziativa del Direttore di "Controrivoluzione" Pucci Cipriani e del Diacono don Roberto Donati è stato recitato, pubblicamente, il Santo Rosario - per affidare alla Madonna il piccolo Gard Charlie - in piazza Santissima Annunziata, sotto i Portici degli Innocenti, davanti alla storica "Rota" dove venivano messi (fino al 1870) i bambini...
Una recita avvenuta proprio davanti alla Basilica della SS. Annunziata dove, in occasione della "condanna a morte" di Eluana, fu fatta una grande veglia di preghiera... altri tempi quando arrivò il nuovo arcivescovo Mons. Betori, inviato da Joseph Ratzinger, il non dimenticato e amatissimo Benedetto XVI.
Da allora molte cose sono cambiate e ora la diocesi fiorentina sembra più intenta nella ricerca di nuovi Santi (come l'assai discusso don Milani... o come ormai lo chiamano tutti don Forteto) e nella "damnatio memoriae" di un grande arcivescovo Santo come Ermenegildo Florit che portò sulle sue spalle la croce della contestazione sessantottarda ecclesiale (Mazzi, Milani, Gomiti e via contando)... ma un combattivo gruppo di "fedelissimi" ha voluto far sentire la sua voce pregando ancora, come una volta, la Santissima Vergine per la vita contro il modernismo eretico.

Enrico Nastri   










giovedì 13 luglio 2017

LORENZO GASPERINI FILOSOFO DA SEMPRE ...ORA ANCHE DOTTORE IN FILOSOFIA!

Lorenzo Gasperini si è laureato con 110 e lode (tra media e tesi aveva 116 punti...ma oltre il 110 non si puo' andare) in filosofia presso l'Università Cattolica di Milano con una tesi estremamente interessante su "Pier Paolo Pasolini e il radicalmarxismo : una verifica dell'interpretazione transpolitica della storia di Augusto Del Noce". Relatore l'esimio professor Evandro Botto, Correlatrice la professoressa Alessandra Gerolin.
La gioia per questo avvenimento è grande: Lorenzo Gasperini che potremmo definire "Filosofo da sempre - da ora anche Dottore in filosofia" è un nostro amico carissimo al quale molto dobbiamo : oltre alla sua simpatia umana (e in questo mondo mdi trogloditi è sempre piàù difficile trovare il compagno e l'amico pronti a fare "allegra brigata") dobbiamo riconoscergli una non comune intelligenza, una grande volontà e tanto coraggio...era un ragazzino quando, a soli diciotto anni, fu eletto in Consiglio Comunale a fare opposizione (dura e pura!) alla Sinistra di Cecina dove, attualmente è Capo Gruppo dell'opposizione in Consiglio Comunale. Politico raffinatissimo e preparatissimo, conferenziere affascinante ma, soprattutto, un amico carissimo e generoso. Io debbo molto a Lorenzo per il successo delle presentazioni del mio libro: "Dal natìo Borgo selvaggio : quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Solfanelli) a Borgo San Lorenzo e a Firenze presso la Regione Toscana. E' collaboratore e redattore della nostra rivista "Controrivoluzione" e fu lui, con il Prof. Don Bini e il sottoscritto a presentarla a Prato. Relatore a Civitella del Tronto, insieme ai più bei nomi della Tradizione quest'anno aveva parlato dell'Antirisorgimento facendo il parallelo tra la sovversione di Mazzini e quella di Gentile) ormai fa parte, a tutti gli effetti, della nostra "Comunione Tradizionale".
Festeggeremo a Firenze il neo dottore intanto l'appuntamento prossimo con Lorenzo è a Prato a settembre per la presentazione del nuovo numero di "Controrivoluzione".

Pucci Cipriani

Lorenzo Gasperini, in una foto con Vittorio Sgarbi in occasione di una conferenza






Il Relatore prof. Evandro Botto



La correlatrice prof.ssa Alessandra Gerolin

mercoledì 12 luglio 2017

ROSARIO PRO VITA PER GAD CHARLIE GIOVEDÌ 13 LUGLIO A FIRENZE

Giovedì 13 luglio, a Firenze, alle ore 10:00, sotto i Portici degli Innocenti, in piazza SS. Annunziata reciteremo pubblicamente il Santo Rosario per affidare alla Madonna il piccolo Gad Charlie che – secondo la legge assassina inglese – dovrebbe essere affidato alla mano del boia nella stessa giornata del 13 luglio, nonostante l'opposizione eroica dei genitori del piccolo e la solidarietà che è giunta e sta giungendo da tutto il mondo. La mobilitazione generale e, soprattutto, le preghiere, hanno fatto sì che l'esecuzione dell'innocente venisse rinviata...
Noi daremo la nostra testimonianza e ci ritroveremo nonostante il caldo africano, i prevedibili impegni di ciascuno di voi e il poco tempo che abbiamo avuto a disposizione per organizzare la riunione di preghiera.
Vi sarò estremamente grato se vorrete partecipare e propagandare, velocemente, mediante passaparola, l'iniziativa tra i vostri parenti ed amici. Il nostro sacrificio di mezz'ora potrebbe essere quello decisivo per salvare la vita di questo bambino e per riportare la gioia nel cuore dei suoi genitori.
Offriamo alla Madonna, la nostra Mamma celeste, questa testimonianza in riparazione dei nostri peccati e in suffragio delle anime dei nostri defunti.
Nella speranza che vorrete accogliere questo mio invito fin da ora vi dico IDDIO VE NE RENDA MERITO e vi saluto in + Jesu et Maria Sanctissima eius Matre

Pucci Cipriani

martedì 11 luglio 2017

GIOVEDÌ 13 LUGLIO: GAD CHARLIE DEVE MORIRE!

Ormai avevamo cominciato a crederci! La grande e commuovente mobilitazione a favore della vita innocente di Gad Charlie sembrava avesse compiuto il miracolo : i medici dell'ospedale che seguono, evidentemente, la dottrina eugenetica nazista (e comunista) del dottor Mengele, avevano "gettato la spugna" (apparentemente) e, prima, era stata rimandato il giorno dell'esecuzione, quindi si era detto che sarebbero stati presi in considerazione i "protocolli" di cura dell'Ospedale del Bambin Gesù e quelli di un Ospedale americano....Le veglie di preghiera, le lettere, il popolo della rete, le telefonate che per ventiquattro ore avevano "intasato" le linee telefoniche vaticane, avevano fatto sì che, alla fine, anche Bergoglio parlasse, seppur vagamente, senza mai nominare Gad Charlie la vittima sacrificale sull'altare del satanismo moderno.
Poi anche il Papa, bon gré - mal gré, in un secondo twitter ha rammentato anche il bambino,e, immaginiamo con che imbarazzo Bergoglio - che non fa mistero delle sue idee "di sinistra" e della sue antipatie personali con personaggi "conservatori", abbia visto il suo nome associato, in questa lotta per la vita, a quello del Presidente americano Donald Trump che, oltre a prendere pubblica posizione "pro life", si è personalmente interessato al caso con il Governo inglese...e allora, dopo l'appello di Mario Giordano, sul quotidiano "La Verità", l'Ospedale del Bambin Gesù si era detto disponibile ad accogliere il piccino che, con la sua manina alzata, con al polso la medaglietta di San Giuda Taddeo, il Santo dei casi "impossibili", sembrava, e sembra tuttavia, ringraziare tutti coloro che lottano per farlo vivere.
Dunque ieri speravamo che, finalmente, la Suprema Corte Inglese, concedesse ai genitori di portare il bambino a farsi curare all'estero, ma, in serata la doccia fredda. Dopo che i due eroici genitori, Chris Gard e Connie Yets, hanno chiesto di poter sottoporre il bambino a terapie sperimentali e dopo che l'avvocato di famiglia aveva presentato "i protocolli" , il Giudice Nicolas Francis, soprannominato in Inghilterra "il Giustiziere", della stessa Corte che aveva precedentemente condannato a morte il piccino, ha replicato categoricamente : "Io ho sempre fatto il mio lavoro e continuerò a farlo (...) sarebbe sbagliato cambiare Giudice" quanto al rinvio al 23 luglio chiesto dai genitori (in attesa che venissero testate le cure e si potesse presentare qualcosa di "nuovo") lo stesso Francis si è detto "molto preoccupato" considerando le condizioni del bambino descritte dal Greant Ormond Street Mengele Hospital, che ha in cura (sic!) Charlie. Dal canto loro anche gli avvocati dell'ospedale hanno detto no ad un ulteriore rinvio. La sentenza di morte verrà dunque rimandata a giovedì 13 luglio...almeno che, ancora una volta, medici e giudici, impressionati - nonostante la pulsione di morte rilevata in ogni loro comportamento - dalla mobilitazione mondiale non decidano ancora di....rimandare.
Loro non conoscano la grande potenza della preghiera.
Ma sarà bene ricordare che, prima di questa ulteriore "condanna a morte" era partita una sorta di "sollecitazione" e di "incoraggiamento" per il boia : a parte il dottor Viale, l'esponente radical - comunista, che si augura che "i colleghi inglesi tengano la schiena dritta" ovvero che uccidano, a freddo, il piccolo Gad Charlie, il giornale della Santa Sede "L'Osservatore Romano" (e nessuno dice nulla?) con un articolo, a firma di certo Gianpaolo Dotto - e titolato "Charlie e Gesù" sentenzia:
"Di fronte a questa tragedia umana come a tante altre simili, Gesù non direbbe niente, semplicemente si chinerebbe a disegnare per terra e aspetterebbe che si faccia silenzio. Non pronuncerebbe alcun giudizio , ma inviterebbe tutti ad andare oltre e a non peccare più..." Poi lo scrittorello, prono a novanta gradi di fronte al Demonio (lo scrivo con la lettera maiuscola come il cognome del Dotto) ci informa che non peccare più, secondo la sua dottrina, la dottrina dei nuovi farisei, degli apostati che vorrebbero apostatare con la benedizione del Papa, significherebbe: "ritrovare nel silenzio il mistero della vita e lasciare con fiducia che faccia il suo corso"
Mobilitiamoci amici miei, coraggio, facciamoci sentire, con la preghiera e con la nostra presenza, guardiamo gli occhi limpidi e puliti del bambino inglese e i volti addolorati ma sereni a un tempo di quei due genitori fantastici che lottano con tanta passione, infondendo anche nei nostri cuori speranza e coraggio. Salviamo la vita al piccolo Charlie.Lasciamo perdere gli assassini e i loro complici. Vomiteremo dopo pensando ai vari Viale e Gianpaolo Dotto.

Pucci Cipriani

lunedì 3 luglio 2017

ADDIO CHARLIE : TI VOGLIAMO TANTO BENE!

"Il Reichsleiter (= Capo investito di potere valido  su tutto il territorio del Reich - n.p.c.) Boulhler e il Dottor Med. Brandt sono incaricati, sotto la propria responsabilità, di estendere le competenze di alcun i medici da loro nominati, autorizzandoli a concedere la morte per grazia ai malati considerati incurabili sotto l'umano giudizio, previa valutazione critica del loro stato di malattia"
Berlino, 1 settembre 1939,   ADOLF HITLER


Da giorni ormai "il Popolo della vita" si è mobilitato non solo in Inghilterra, ma anche qui, da noi, in Italia,con veglie di preghiera, petizioni, appelli, per salvare la vita a Gad Charlie. Le foto di quel piccino con la sua tutina a stelline, l'orsacchiotto al fianco, che, dopo aver riposato, spalanca quei suoi grandi occhioni dolci, pieni di tenerezza, mentre papà e mamma, gli stanno amorevolmente intorno, stringendogli quei suoi braccini esili, hanno fatto il giro del mondo e noi lo percepiamo come un nostro figlio, un nostro nipote...un pronipote...e vorremmo stringerlo forte al nostro petto, in un atto di amore, quell'amore che gli riversano, a piene mani, quei due genitori il cui Calvario ci commuove ci fa indignare.

I medici del Great Armand Street Hospital dottor Mengele di Londra infatti, per primi, decretarono la morte, tramite soffocamento, di quel bambino, nato con una gravissima malattia dal difficile nome che lascia poche o punte speranze. Ma il papà e la mamma di Charlie avevano, nei loro cuori, quel supplemento di tenerezza e di amore che avrebbe accompagnato il loro bambino al passo estremo, senza chiamare "la Commare Secca" , con la sua falce, ad eseguire l'iniqua e criminale sentenza. Non si sottomisero al diktat dei medici i due giovani sposi e, per salvare il loro bambino, ricorsero ai Tribunali inglesi che, pur riconoscendo ai due la "grande sollecitudine e la cura per il loro piccino" stabilirono che, in effetti, bisognava uccidere il povero Charlie in ottemperanza alla leggi sull'eutanasia e sull'eugenitica vigenti in Inghilterra.
Sì perché la civilissima Inghilterra è molto avanti - ma noi la stiamo raggiungendo, a gran passi - nella legislazione eutanasica ed eugenetica, per cui si legittimano tutte le uccisioni motivate non dalla compassione, ma dall'esigenza funzionale di liberare la società dal peso economico  e psicologico dei minorati mentali, dei portatori di handicap, delle persone in stato neuro - vegetativo, di tutte le persone, insomma la cui vita si riterrà "non degna" di essere vissuta...con o senza l'assenso dei "malati" ma presumendolo ed, evidentemente, - caso Charlie docet - anche nel caso di minori i cui genitori siano contrari...
La stessa eugenetica praticata, in Germania, dal Nazismo...ma almeno praticata di nascosto. E comunque gli angloamericani - sia detto en passant - avevano ispirato a Hitler quelle pratiche aberranti di morte come ben si può leggere nel "Mein Kampf" in cui il Fhurer elogia le leggi eugenetiche di certi Stati americani. Insomma l'eugenetica è un prodotto angloide dell'Ottocento ed ha avuto finanziatori i cui nomi e cognomi ormai sono ben noti come quel miliardario, di cui mi ripugna perfino sillabare il suo nome, recentemente morto a 103 anni di età ...Insomma i nazisti, con le loro leggi di morte, governano il mondo, ed hanno dovuto aspettare la morte di Hitler per essere più bravi ed efficienti di lui.
I due eroici genitori non demordono e continuano il loro Calvario per salvare la vita a Charlie ricorrendo alla Corte Europea per i diritti umani etc etc. Un'Istituzione giacobina, composta da una diecina di attempate cornacchie in toga nera e parrucca, che si divertono, ogni due per tre, a sostituirsi alla legittima sovranità nazionale dei Paesi membri dell'Europa (ultimamente hanno condannato la Russia perché non permette - saggiamente - la propaganda omosessuale fatta ai bambini) ma che in questo caso hanno dichiarato "di non potersi intromettere nelle decisioni dell'autorità bitannica" E non si sa se ridere o piangere per la decisione delle cornacchie giacobine!
La sentenza di morte è fissata per venerdì e tutti - non solo in Inghilterra - si mobilitano. In piazza San Pietro, davanti all'obelisco, centinaia e centinaia di fedeli - tantissimi i giovani - si riuniscono per una veglia di preghiera e vorrebbero raggiungere la locanda Santa Marta per recitare il S. Rosario sotto le finestre del Papa...ma intorno le forze dell'ordine hanno costruito un muro (umano) altro che ponti...Bergoglio sembra sordo alle richieste di intervenire che anche su internet si fanno pressanti : "Santità salvi la vita a Charlie. Ascolti la voce del Signore, non quella di Scalfari!" "Santità una sua parola potrebbe rendere la vita a Charlie e ai suoi genitori!"....e intanto le agenzie di stampa annunziano che il Presidente Mattarella con una sua nobile lettera al Governo inglese chiede "rispetto per la vita"  ed esprime solidarietà ai due poveri genitori che avrebbero voluto portare il loro piccino negli USA, per sottoporlo ad una cura sperimentale seria (riconosciuta perfino dall'onnipresente e onnisciente "Comunità scientifica") e ora, in lacrime, chiedono almeno di poterlo portare a morire a casa...sistemarlo in quella culla che, vuota, lo attende, fargli il bagno, mettergli la sua tutina nuova...stringergli le manine e sentire il battito del suo piccolo cuore.
Interviene l'ex Ministro Antonio Guidi, uno dei migliori Ministri del dopoguerra, anche ai suoi genitori i medici avevano detto : "Non capirà...non parlerà, non camminerà mai, vostro figlio...è meglio che muoia...cominciai a parlare - continua ancora Guidi - a quattro anni e a undici a camminare. Poi iniziai gli studi, divenni medico...poi Ministro"
Giorgia Meloni in un twett si domanda come mai Bergoglio, questo Papa che si intromette nelle questioni sindacali,sulle questioni politiche, che sdottoreggia su tutto, non parli per salvare la vuta al bimbo inglese. Perfino Renzi si chiede : "Perché no alle cure sperimentali in America? Il piccolo meritava un'attenzione diversa dalle autorità europee", Salvini della Lega definisce la sentenza della Corte Europea e quella dei medici dell'ospedale : " Un omicidio con con la complicità della UE" e mentre Malan (FI) fa appello a Mattarella : "chieda la grazia alla Regina elisabetta" mentre anche Grillo del M5S accusa la UE di essere peggio di Pilato. Perfino Capezzone, pur dicendosi a favore dell'eutanasia, chiede che venga risparmiata la vita del piccolo Charlie.
Poi parla un grande cardinale, un teologo di vaglia, Carlo Caffarra, ma è un vescovo emerito, Bergoglio l'ha allontanato da Bologna, mettendo al suo posto un "prete di strada", certo Zuppi...Caffarra non è nelle grazie del Papa perché è un "conservatore", un difensore dell'Ortodossia, della Fede e della Dottrina...e proprio per questo non può tacere... la sua voce è come quella di San Giovanni Battista : "clamante nel deserto" :

"Siamo arrivati al capolinea della cultura della morte. Sono le istituzioni pubbliche, i tribunali a decidere che un bambino ha o non ha il diritto di vivere. Anche contro la volontà dei genitori . Abbiamo toccato il fondo della barbarie (...) Siamo figli delle istituzioni e dobbiamo la vita ad esse? Povero Occidente: ha rifiutato Dio e la sua paternità e si ritrova affidato alla burocrazia. L'angelo di Charli vede sempre il volto del Padre. Fermatevi in nome di Dio. Altrimenti vi dico con Gesù : "Sarebbe meglio che vi legaste al collo una macina da mulino e vi gettaste nel profondo del mare"

Ecco la Dottrina perenne della Chiesa ribadita in questa dichiarazione...forse basterebbe che Bergoglio la condividesse; farebbe rumore e, forse, fermerebbe la mano assassina del boia inglese. Ma Bergoglio tace, è irritato, queste sollecitazioni - le telefonate che hanno intasato le linee degli uffici vaticani e della Locanda Santa Marta e che tengono diverse suore "attaccate" ai centralini e che rispondono, ammaestrate, che "bisogna pregare...informeremo", le notizie delle agenzie delle dichiarazioni dei politici che si discostano dalla linea "eurocratica - bergogliana" e, addirittura la criticano, il sapere che gruppi di fedeli, autonomamente, contro il parere di preti e vescovi, si ritrovino per veglie di preghiera - lo mandano su tutte le furie. Proprio nel giorno in cui il boia si appresta ad eseguire la sentenza di morte fisica del piccolo, lui ha eseguito una "sentenza di morte morale" cacciando dalla Congregazione per la Dottrina per la Fede il Prefetto, Card. Muller, ratzingeriano, custode dell'Ortodossia...perché non fedele all linea della "rivoluzione permanente"; queste seccature proprio nel giorno in cui la polizia ha scoperto che nell'abitazione vaticana del cardinale. Coccopalmero, voluto da Francesco alla Presidenza del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, hanno beccato, in un festino a base di sesso e droga, Mons. Luigi Capozzi, Segretario del Cardinale suddetto, ardente sostenitore di Bergoglio, originario di Salerno, appartenente alla diocesi di Palestrina il cui vescovo Mons. Luigi Sigalini fece i complimenti ai due gay che contrassero un matrimonio pederastico a Roma : "è fuori discussione che i due amici che si amano abbiano gli stessi diritti di qualsiasi altra coppia".
Insomma la richiesta di un intervento papale monta e quella dichiarazione equivoca e pilatesca di Mons. Paglia - dagli occhi furbi del tagliaborse e tagliagole levantino, indagato (e poi prosciolto) per associazione a delinquere nel 2015, il vescovo voluto dal papa alla PAV (Pontificia Accademia della Vita) insieme ad un noto abortista, Niggel Bloggar - rende ancora più pressante la mobilitazione dei fedeli. Infine il Papa capitola e, pur senza mai nominare Charlie né il caso, si affida a un twett asettico e scrive:

"Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita da una malattia, è un impegno d'amore che Dio affida a ogni uomo"  (STOP- FINIS )

Ci cascano le braccia. E' come il Presidente della Repubblica che di fronte a una emergenza idrica del Paese, di fronte a gente che muore di sete, dicesse :

 "Bere l'acqua è un bisogno essenziale di tutti noi, specie in periodo di crisi idrica,  in quanto serve a idratare perché è molle e non è asciutta" (STOP - FINIS)

Ma tant'è - c'è perfino chi si accontenta e riporta il twett sulle pagine di facebook  - ciascuno da' quel che può dare. Ma, non lo nego, molti come me, dopo aver avuto l'amaro in bocca per quella acquosa dichiarazione, vedendo ancora una volta quelle immagini del piccino e dei due giovani genitori che ti spezzano il cuore, sperano che il Papa parlerà domenica all'Angelus...specie ora che i medici - forse stupiti dalla imprevista mobilitazione generale, dai messaggi che piovono sull'ospedale Mengele di Londra - hanno (cuori d'oro!) stabilito che la sentenza di morte verrà eseguita dopo il "fine settimana"...per dare ai genitori il tempo di "prepararsi" (capito?) . Ma in cuore io sento che è la potenza della preghiera che ha fermato la mano del boia che avrebbe dovuto far morire Charlie per soffocamento, dopo aver staccato la spina del respiratore...come si uccidevano i delinquenti -coloro che la morte la meritavano per aver commesso un delitto - nella camera a gas. Sì la potenza della preghiera ha fatto sì che la sentenza iniqua fosse rimandata per dare la possibilità a Francesco di intervenire e salvare la vita di Charlie.
Il cuore di Charlie continua a battere e oggi, domenica 2 giugno, tutti abbiamo seguito Bergoglio, durante l'Angelus, che ha spaziato dalle missioni ai doppiogiochisti, ma ha accuramente evitato di accennare - seppur vagamente - al bambino inglese, ai due genitori trepidanti, alla difesa della vita. Dopo una salomonica benedizione, more solito, ha augurato giulivo a tutti: "Buon pranzo!" e ci dicono che, oggi al Santa Marta, i cuochi abbiano cucinato un tris di primi con pennete al salmone, tortellini con besciamella, piselli e prosciutto e lasagne con il tartufo (di cui - dice il dietologo "il Papa è davvero ghiotto"), poi un secondo con coniglio porchettato e patatine arrosto, macedonia con gelato, caffé e ammazzacaffé, il tutto condito con del buon Bordeaux.
Prosit!
Intanto, sul quotidiano della Santa Sede "L'Osservatore Romano", Lucetta Scaraffia, la teologhessa tuttologa in attesa del diaconato femminile permanente, ha scritto che insomma, quello di Charlie è un caso che fa pensare e, forse, quell'intubazione, quell'ausilio della "macchina" per la respirazione del bambino non andava neanche dato. Parola di Donna Lucetta.
Su "La Verità" il bravo Mario Giordano lancia un appello che vorremmo fare nostro : Santità accolga Charlie in Vaticano, all'Ospedale del Bambin Gesù, è un simbolo di lotta per la vita e lì, il piccolo troverebbe cure mediche e speranza cristiana e Giordano conclude con parole piene di dolcezza e commozione :

"Santità...Siamo sicuri che se non dovessero farcela (a salvarlo con le cure n.p.c.) lascerebbero andare quel piccolo secondo la volontà di Dio, non secondo quella della Dea Scienza . Magari con il Papa vicino, che gli da' una carezza. E finalmente lo chiama per nome, sussurrandogli : ti  vogliamo bene Charlie."

Pucci Cipriani

domenica 25 giugno 2017

Lettera della Comunione Tradizionale (25 giugno 2017)


Lettera della Comunione Tradizionale
"Etiamsi Omnes Ego Non

Cari amici,
dunque giovedì 29 giugno 2017, alle ore 17:00, a Firenze, presso la Sala delle feste della Regione Toscana in Palazzo Bastogi (via Cavour n. 18), per iniziativa di Giovanni Donzelli Capogruppo in regione di FdI, verrà presentato il libro di Pucci Cipriani: "Dal natìo Borgo selvaggio: quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Solfanelli).
Chi volesse restare a cena insieme a noi — ci ritroveremo alle 20:00 presso il Ristorante "I Centopoveri" in via Palazzuolo n. 31/r a Firenze — è pregato di prenotarsi presso avv.ruschi@libero.it cell.3494657869 (Ascanio Ruschi) oppure pucciovannetti@gmail.com cell. 3339348056 (Pucci Cipriani). La quota di partecipazione è fissata per 20 euro e comprende: un tris di primi - arrosto misto con contorni - dolce - acqua vino e caffè . Prenotazioni non oltre mercoledì 28 alle ore 12:00.


Per leggere la recensione al libro di Pucci Cipriani fatta da Luca Ferruzzi
(CLICCA QUI)

Per leggere la presentazione al libro di Pucci Cipriani fatta da Lorenzo Gasperini
(CLICCA QUI)

Per leggere la presentazione al libro di Pucci Cipriani fatta da Giovanni Tortelli
(CLICCA QUI)

In occasione della visita privata di Bergoglio a Barbiana, Pier Luigi Tossani aveva inviato una supplica a Papa Francesco: "Santità non andate a Barbiana!" con allegato un documentatissimo dossier su don Milani come "cattivo maestro ". Per leggere la supplica e il dossier su don Milani di Pier Luigi Tossani (CLICCA QUI)

Un saluto a tutti e un arrivederci a giovedì 19 giugno per la presentazione del libro : "Dal natio borgo selvaggio" (Solfanelli).

Firenze 25 giugno 2017

LJC Pucci Cipriani
www.controrivoluzione.it

sabato 24 giugno 2017

UNA GRANDE CIVILTA' VISSUTA NELLA VITA DI OGNI GIORNO SCANDITA DAI RINTOCCHI DELLE CAMPANE (Recensione di Luca Ferruzzi)

Giovedì 29 giugno 2017, alle ore 17:00, a Firenze, presso la Sala delle Feste della Regione Toscana in Palazzo Bastogi - via Cavour, 18 - presentazione del libro di Pucci Cipriani: "Dal natìo Borgo selvaggio: quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Solfanelli) con prefazione di Massimo de Leonardis e postfazione di Cosimo Zecchi, con la copertina: "Borgo sotto la neve visto dai Bastioni" del pittore borghigiano Enrico Pazzagli.
Interverrano Giovanni Donzelli, Presidente del Gruppo di FdI alla Regione Toscana, Luca Ferruzzi, Consigliere Comunale di Borgo San Lorenzo, l'Avvocato Ascanio Ruschi, e, con l'autore, il pubblicista Lorenzo Gasperini, il Docente Universitario Giovanni Tortelli e il Redattore di "Controrivoluzione" Gabriele Bagni.

Pubblichiamo di seguito la bella recensione di Luca Ferruzzi al libro di Pucci Cipriani:



Due volte l'ho voluto rileggere questo bel libro, tanto mi ha aiutato, alla sera, a far pace con me stesso: a sopirmi l'animo, in attesa che il corpo lo seguisse, prima di prender sonno, ché nei “bei tempi andati”, quelli appunto ricordati da Pucci, di notte si dormiva bene, in armonia con se stessi, la famiglia, la società, la natura stessa.
Ecco, allora, che sono proprio questi aspetti, che poi sono quelli che costituiscono l'interiorità, l'essenza stessa dell'uomo che Pucci ci descrive, con dovizia di caratteristiche, amore e nostalgia.
Dall'opera traspare forse una particolarità di fondo, che la permea e ne costituisce il filo conduttore: la consapevolezza attiva e militante di voler porsi come porzione elementare, parte integrante, testimone e portabandiera di quella società tradizionale, cristiana e contadina propria, precisamente, del Natio Borgo Selvaggio che a questo punto, e a tutti gli effetti, diventa Domestico – una casa, appunto, dove natura, uomo e società elevano all'unisono una armoniosissima laude al Creatore.
E questa volontà di testimonianza diventa, in Pucci, quasi un bisogno fisico, un dovere, anzitutto nei confronti degli altri: dell'amata famiglia, degli amici, dei parrocchiani, delle guide sicure che dovrebbe avere una società sana (in questo caso le autorità civili e religiose del borgo), ma poi anche nei propri confronti: per rafforzare le personali determinazioni, rinsaldare l'azione sdipanata con costanza e coraggio nel corso di una vita (i modernisti psicanalitici settari e i sessantottardi piliferi tanto cari a Pucci direbbero, per svilire il processo interiore, per rinforzare il proprio Io), ma qui si tratta di qualcosa di infinitamente più profondo ed incomprensibile ai suddetti, qualcosa di parecchio più faticoso, essoterico ed eroico: estirpare dal proprio sentiero le insidiose malerbe infestanti, in vista dell'esamino che ci sta predisponendo il Supremo Giudice, e lasciare tale sentiero lindo, pulito e ben tracciato come regalo per chi vorrà percorrerlo.
E infatti, come giustamente ci fa notare Pucci in ogni frase, ad ogni pagina … non servono grosse e dotte disquisizioni di filosofia, antroposofia, sociologia e morale per farci capire chi siamo, cosa eravamo, dove eravamo e anche, purtroppo, dove stiamo andando: basta tranquillamente portare alla coscienza, se ancora ce l'abbiamo, il ricordo del sapore delle frittelle di San Giuseppe, dell'abbacchio pre-vegano pasquale, del papero per la battitura, dell'odore dell'incenso durante la processione del Corpus Domini, del suono melodioso, profondissimo e salvifico delle campane, delle parole e dei canti in latinorum (come direbbe, per l'appunto, l'On. Peppone di Guareschi) di una volta, o, come dice Pucci, di sempre.
Ma perchè sia di sempre, allora tale filosofia di vita deve necessariamente essere vissuta, professata, trasmessa in tutte le sue più recondite manifestazioni, altrimenti essa muore lasciando in sua vece, ci ammonisce Pucci, l'aridità del nulla cosmico.
Ecco allora l'impegno militante dell'Autore in difesa della tradizione e di tutti i suoi aspetti: dal canto alle usanze popolari, grondanti sacralità e significato, l'amore per gli spettacoli circensi, la denuncia del modernismo dalla rivoluzione francese in poi (ma io direi, caro Pucci, da prima ancora: dalla vittoria dei Guelfi sui Ghibellini, dall'affermarsi della Chiesa Curiale su quella Monastica, fino alla pressoché totale obnubilazione di quest'ultima), la propensione politica per una monarchia imperiale, l'impegno nel teatro, nell'insegnamento.
E per non farsi mancar nulla, ecco che Pucci rifugge, nel libro ma anche nella vita, da ogni forma ipocrita del politically correct mettendo alla berlina, in modo vivace e sapido, chi sparla di PACS  invece che di matrimonio sodomitico, o di integrazione culturale per coprire la realtà dell'invasione mussulmana.

Grazie Pucci, e che Dio te ne renda merito.

Luca Ferruzzi


giovedì 22 giugno 2017

Presentazione a Firenze: "Dal natìo borgo selvaggio" di Pucci Cipriani

Giovedì 29 giugno 2017, alle ore 17:00


presso la Sala delle Feste della Regione Toscana

in Palazzo Bastogi - Via Cavour, 18 - FIRENZE


per iniziativa di Giovanni Donzelli, Capogruppo in Regione di FdI


presentazione del libro di Pucci Cipriani


DAL NATIO BORGO SELVAGGIO
quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino


Edizioni Solfanelli


Saluti di Giovanni Donzelli (Capogruppo in Regione di FdI)
e del Consigliere Comunale di Borgo San Lorenzo Luca Ferruzzi

Interverranno:
Lorenzo Gasperini (pubblicista), Giovanni Tortelli (Docente Universitario)
e Gabriele Bagni (Redattore di "Controrivoluzione")

Presiederà e modererà l'incontro l'avv. Ascanio Ruschi



Lettera a Pucci Cipriani


Gentilissimo amico,
Ho appena terminato di leggere, quasi tutto d'un fiato posso dire, il suo ultimo libro "Dal natìo Borgo selvaggio" che ho acquistato giorni addietro a mezzo Internet. Come immaginavo si è trattato di una lettura non solo piacevolissima, ma che mi ha coinvolto emotivamente: più volte infatti mi sono commosso fino alle lacrime... I suoi ricordi personali hanno fatto affiorare alla mia memoria i miei ricordi, in un crescendo di nostalgia per persone e cose e di rimpianto per un tempo in cui la Fede era un faro che orientava la navigazione nel procelloso mare della vita.
Ci separa non lungo tratto di anni (io sono del 1953), talché tante situazioni descritte nel libro le ho vissute anch'io. Anch'io ho ricevuto dai miei familiari, ma anche da tutto un mondo che era ancora cristiano, il nutrimento della Fede, il solo che non porta alla morte ma alla vera Vita.
Ricordo quando, in colonia estiva, mi alzavo prima degli altri bambini – allora ci svegliavamo col dolce canto "Andrò a vederla un dì" che ci invitavano a ringraziare i nostri morti se l'estate montanina ci regalava una bella giornata di sole – ed entravo nella cappellina a rispondere alla Messa. C'era solo il sacerdote rivolto verso Dio, e io leggevo in un messalino le risposte in latino. Ancora ricordo quella Messa apparentemente solitaria, con un bambino, un prete e... l'intero Paradiso con noi! E le preghiere che mi insegnavano la mamma, le nonne, la zia; le formule antiche e quelle "inventate" per la nostra famiglia, anch'esse parte di un lessico familiare non più dimenticato...
Non la tedio oltre ma avvertivo forte bisogno di ringraziarLa. Purtroppo ho avuto il privilegio e l'onore, non disgiunti dal piacere, di conoscerLa solo nel 2016 a Civitella del Tronto. Ma è come se l'avessi conosciuta da sempre, perché siamo cresciuti insieme alla scuola di Santa Romana Chiesa, alla scuola di valori eterni e immutabili, ci siamo nutriti dello stesso latte spirituale. Grazie, professore, ad multos annos et ad majora!
Suo affezionatissimo
Michele Beghin 



Nella festività del Corpus Domini sfila la processione, con il Baldacchino sotto il quale viene portato il SS. Sacramento, a Borgo San Lorenzo davanti alle Logge dei Marroni (1922). Foto Celestino Maestrini



Borgo San Lorenzo 2001 – Il Granduca di Toscana SAIeR Sigismondo di Asburgo Lorena a Borgo San Lorenzo in occasione della Quinta Edizione del Premio Letterario “Tito Casini”. Da sinistra: il Granduca Sigismondo, l’Assessore alla P.I. del Comune di Borgo San Lorenzo Patrizia Gherardi, Pucci Cipriani, Luciano Garibaldi, Massimo de Leonardis, Don Simoulin, Superiore italiano della Fraternità San Pio X, mentre si recano al Teatro Giotto per la premiazione.



Borgo San Lorenzo 2001: da destra il Granduca Sigismondo, il prof. Massimo
de Leonardis, Ordinario dell’Università Cattolica, Il Conte Neri Capponi, il
padre oratoriano Ronald Cappellano di Casa Lorena che, in una centrale
chiesa di Londra, celebra ogni giorno la S.Messa in rito romano antico.



Oratorio salesiano 1954. Una foto di gruppo di oratoriani con in mano una
cassettina, consegnata il sabato da don Torracchi, per “accattare” per le
missioni, e che i bambini dovevano riportare, “possibilmente piena”, il lunedì
successivo. Tenendo presente che si indica con (n.i) non identificato, le
persone che non si riconoscono, ecco i nominativi a cominciare dalla prima fila
in alto da sinistra: son Fortunato Raddi SODB, Francesco Margheri, Aldo
Toccafondi, Walter Tagliaferri (il non dimenticato interprete di una deliziosa
scenetta del teatro maschile oratoriano in cui i tre interpreti – lo stesso
Walter, Nocera e Aldo Toccafondi –, vestiti da donna, con una pezzola in testa
e una candela in mano, cantavano: “A voi faccio riverenza, gentilissima
comare...”), (n.i), Egidio Tagliaferri, Vieri Chini, Giovanni Parigi. Nella
seconda fila da sinistra Biagi, (n.i), (n.i), Paolo Mattioli, Antonio Mazzi,
Andrea Costi (con il cappello), (n.i), Cantini (detto “Il Corvo”), don Tarcisio
Torracchi SODB, Direttore dell’Oratorio salesiano e il bambino piccolo, tra il
Mazzi e don Torracchi, è Antonio Orlandi. In basso nella terza fila da sinistra:
Franco Paladini, Marco Squarcini, Ubaldi, Franco Stocchi, (n.i), Sandro
Modi, Rapezzi e il Cooperatore salesiano sig. Giuseppe De Marchi.

mercoledì 21 giugno 2017

UN MITO, UN ERRORE: I PRETI EMANCIPATORI (di Pietro Di Marco, "Il Corriere fiorentino")

Parere contrario: l’assolutezza dogmatica, le battaglie sociali, un vuoto di fede

Un maestro e amico (come si dice delle persone notevoli che abbiamo conosciuto), Michele Ranchetti, che ha dedicato a Milani pagine importanti, scriveva di una «vita [quella di don Lorenzo], tutta di vocazione senza tolleranze» (Ranchetti, Scritti diversi, II, 1999, p.149). E sottolineava come una fede con caratteristiche di «assolutezza dogmatica e di radicale semplificazione», fosse la «condizione necessaria e sufficiente per reggere tutto il resto», tutta l’architettura della personalità e dell’azione del priore. Intuizione originaria di Milani sarebbe stata quella che «solo l’obbedienza a Dio e ai suoi superiori gli avrebbe dato il potere e la libertà». Avvertire il taglio troppo drastico di queste tesi non vuol dire sottovalutarle. In effetti per chi non abbia subíto l’incanto e la spinta emulativa che sempre provengono da un carismatico, l’idea ranchettiana di una personalità che si è precocemente armata, entro e fuori, per un combattimento che renda possibile e giustifichi tutta un’esistenza, calza perfettamente a don Lorenzo. La forma sui generis militante del sacerdote cattolico, forma unica in campo cristiano, che si era ridefinita a partire dai conflitti, ma anche dalle alleanze, tra clero e regimi «rivoluzionari» durante la cosiddetta guerra civile europea (1919-1945), era stata trasmessa e aggiornata nel dopoguerra. L’ortodossia essenziale e la destinazione di sé all’azione pastorale, certo, ma con modelli nuovi, plasmati su quelli del militante politico e sindacale, furono per don Milani una formula potente. Gli permise di congiungere la severa dolcezza verso i suoi «figli» (i ragazzi di Barbiana) e l’intransigenza da leader, insofferente ed «educativa», nei confronti degli altri, anche per gli amici. Forse solo la madre e don Raffaele Bensi erano trattati diversamente, da figlio.
Non sfugge che l’azione esterna lo condusse su terreni di «battaglia» civile comuni alle sinistre, con minore affinità col Pci, va precisato. La ferrea struttura milaniana, per alcuni solo apparente, ma tenuta in piedi e assiduamente coltivata nella comunicazione, va infatti oltre la scuola. La figura del membro di ceti superiori, uomo o donna, che alfabetizza i figli dei contadini ha una lunga storia nelle aristocrazie e borghesie europee. In qualche misura, minima, Milani appartiene a quella storia. Ma originale è l’offerta alla Chiesa di un modello di prete di rigida osservanza formale, che nella società del dopoguerra concorra con le figure prevalenti, laiche e spesso atee, del militante politico «rivoluzionario», ed anzi sostituisca. È un competere sul terreno alto della militanza comunista, in particolare: la dedizione, il sacrificio e la razionalità.
Certamente per Milani il vero operatore del riscatto di classe era il prete; è nota una sua affermazione-paradosso relativo alla scuola: si sarebbe dovuto rinunciare alla scuola confessionale per una scuola laica in cui fosse il prete ad insegnare. Il prete, l’unico maestro in se stesso, per struttura, per indole, per sacramento forse; unico capace di una dedizione esclusiva. Questi, però, sono anche il modello e la retorica del maestro rivoluzionario.
E grava sul modello una utopia autoritaria (basterebbe dire: utopia, da «rivoluzione culturale cinese» — fu colto da Edoarda Masi), che la storia mondiale ha invalidato e dissolto. Lo so: si possono invocare mille oggetti concreti e immediati dell’azione di Milani che sembrano confutare ogni tratto utopizzante. Ma la fustigazione del suo entourage adulto e intellettuale e l’attaccamento ai ragazzi erano i modi peculiari con cui il prete dava scacco al professionismo e al dottrinarismo del comune attivista politico.
Le perplessità e le censure ecclesiastiche che colpirono (debolmente) Esperienze pastorali vedevano limpidamente. Mi permetto di ripeterlo spesso. Lo stesso Bensi, che in classe (Liceo Galileo) ci aveva presentato la novità e i valori, anche letterari, dell’opera, osservava privatamente che il primato strategico dell’insegnamento della lingua (la lingua dei giornali, la lingua dei «signori») su tutto il resto, inclusa la formazione cristiana, era nel suo Lorenzo «illuminismo». In effetti anticipare e forse amare di più la formazione umana «emancipatoria» (di questo si trattava) rispetto alla formazione dell’anima, tanto peggio se ritenuta quest’ultima alienante da sola, era un equivoco drammatico in cui Milani cadeva, dopo tanti altri e almeno da un secolo e mezzo di storia della Chiesa.
Cosa fu, allora, l’assolutezza dogmatica del priore di Barbiana? Milani ha lasciato dietro di sé un vuoto di fede cristiana. Forse, ancora negli anni Ottanta, questo dato sembrava poca cosa: siamo tutti cristiani impliciti, anzi tanto più autenticamente cristiani quanto più combattenti per la causa dell’uomo. Ma le utopie e le retoriche sono in pezzi; resta, invece, oggi la tragedia della comune fede indebolita o inabissata. Non era certo necessario per fare scuola ai poveri costruire un mito del clero cattolico come avanguardia, di una possibile armata (la Chiesa) di emancipatori. Che ne fu in questo ardimento di Cristo e della sua salvezza, della realtà e azione della vita soprannaturale, della preghiera, dei sacramenti? Le recenti celebrazioni mi lasciano sinceramente contrariato: sono veramente utili alla coscienza della Chiesa, quando non vi è in esse cenno a quanti risvolti abbia la vicenda Milani, a quanto contraddittorie e povere, spesso, siano le sue eredità, a quanto sia stata preveggente (tutt’altro che in errore) quella Chiesa che ne prese le distanze?

Pietro Di Marco
da "Il Corriere fiorentino" del 21 - VI - 2017