sabato 15 aprile 2017

Intervista ad Ascanio Ruschi sul libro di Pucci Cipriani (in "OK!Muhello" del 15/04/2017))

Abbiamo rivolto alcune domande all’Avvocato Ascanio Ruschi, –  della nobiltà fiorentina, Cavaliere dell’Ordine Militare di Santo Stefano una delle figure più rappresentative, insieme al Conte Neri Capponi e allo stesso Pucci Cipriani, della Tradizione cattolica toscana – sull’ultimo libro del mugellano Pucci Cipriani: “Dal natìo borgo selvaggio: quando ancora c’era la fede e si pregava in latino” (Solfanelli), presentato la scorsa settimana a Borgo San Lorenzo ha ottenuto un rande successo di partecipazione e di critica.

D) Avvocato dunque questo libro è più un “evento” per la Tradizione cattolica o è semplicemente un “amarcord” mugellano?

R) Il libro di Pucci Cipriani pubblicato dalla Casa Editrice Solfanelli di Chieti, è certamente un “amarcord” un ricordo affettuoso di Pucci con il suo Paese e la sua gente, un libro che chiude una trilogia dedicata alla Toscana che iniziò appunto con “L’Altra Toscana. Diario di un conservatore” (Controrivoluzione, 2005) – il volume fu molto apprezzato dal Granduca Sigismondo d’Asburgo Lorena, al quale Cipriani lo dedicò, che rispose con una sua calorosa e affettuosa missiva – e poi “La memoria negata. Appunti per una storia della Tradizione Cattolica” (Solfanelli – 2013). E qui ritroviamo – e noi conoscevamo molti degli episodi, dei personaggi, dei luoghi riportati in questo volume – la storia di un paese e di una società : il tempo scandito dal suono delle campane, le preghiere della sera e del mattino, la recita del Rosario, l’unità della famiglia, le veglie, le processioni, le comunioni, la vita oratoriana e scolastica dai salesiani (grande è il legame di Cipriani con l’opera di don Bosco , un Santo al quale l’autore è particolarmente devoto), ma anche le battaglie politiche (bello il riconoscimento affettuoso per i suoi avversari politici di allora), lo sport, le commedie in piazza, i cantastorie, gli stornellatori, i circhi…insomma una società che, ancora, ai tempi della fanciullezza dell’autore, era a “misura d’uomo”.

D) Come si è “imbattuto” con gli scritti di Pucci Cipriani?

R) Sono oltre vent’anni che ho conosciuto Pucci, da quando, ancora adolescente, (adesso ho quasi quarant’anni) mi recai a Civitella del Tronto ai Convegni della Tradizione cattolica che Pucci organizza da oltre quarant’anni. Da allora non sono mai mancato e attendo con gioia la seconda settimana di marzo per parteciparvi. L’amicizia che mi lega all’autore di “Dal natìo borgo selvaggio” è grande e sia il sottoscritto che tanti altri giovani della “Comunione Tradizionale” conoscono le opere di Cipriani anche dai suoi racconti : Pucci ha pubblicato otto libri e da venticinque anni dirige la prestigiosa rivista “Controrivoluzione” ma mai ha voluto presentare i suoi libri a Borgo San Lorenzo, nonostante l’amore che porta per il suo paese e per la sua gente; soleva ripetere “Nemo propheta in patria”. Questo suo ultimo lavoro è stato presentato a  Borgo con successo anche per l’insistenza mia e degli altri amici e, soprattutto, per quella dei suoi amici borghigiani Renzo Boni e Patrizio Baggiani. Io conosco e apprezzo molto gli scritti di Pucci e, con lui e gli amici Lorenzo Gasperini e Gabriele Bagni, mi sono recato più volte in tutta Italia  (Chieti, Civitella, Prato, Messina, Genova, Torino, Milano….) a presentare i suoi libri. A Firenze presenteremo “Dal natìo Borgo selvaggio”, insieme al Consigliere Regionale Giovanni Donzelli, presso la Regione Toscana, nella prima decade di maggio. Poi inizieremo la “tourné” nelle altri parti d’Italia….

D)Dunque Pucci non fa solo un “amarcord”. Quale messaggio vuol lanciare  con il suo : “Dal natìo Borgo selvaggio”?

R) Penso che la più bella risposta la possa dare il prof. Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore del Dipartimento Studi Politici dell’Università Cattolica di Milano, che nella sua prefazione a questo volume scrive :“Nel non sempre lineare mondo del tradizionalismo italiano l’opera di Pucci Cipriani spicca per coerenza e continuità…dopo il Pucci Cipriani editore, scrittore politico, organizzatore di eventi, giornalista di rara efficacia, negli anni più recenti ho conosciuto un altro aspetto della sua personalità, quello di letterato e memorialista, cantore di una Toscana “diversa”, come recita il titolo del suo volume del 2005…Di tale opera questa costituisce l’ideale continuazione, alla riscoperta di un mondo di ieri (e l’altro ieri) che rischierebbe altrimenti di essere coperto dall’oblio. La descrizione di quel mondo non è un esercizio nostalgico o sdolcinato di rievocazione del passato. E’ la dimostrazione che una civiltà cristiana è esistita non solo sui libri e nelle grandi realizzazioni ma anche nella vita di ogni giorno, scandita dai rintocchi delle campane e dai tempi della preghiera.” Ecco io condivido financo le virgole dello scritto del prof.Massimo de Leonardis che, insieme al prof. Roberto de Mattei, rappresenta il punto di riferimento del tradizionalismo cattolico italiano…e non solo.

D) il giudizio complessivo su questo libro e sull’autore?

R) Questo libro è appassionante (oltre tutto nel capitolo “L’ultima lezione” vedo un po’ l’autobiografia del mio amico) e vi rivedo quei racconti “quasi magici” che Pucci ci faceva e ci fa tuttavia del “buon tempo andato”. L’ho letto e riletto già dalle prime bozze e penso di aver contribuito a sfoltire il volume da una “coda polemica” che non mi piaceva…Pucci, infatti, è un gran polemista, una persona che, negli scritti mette il cuore. Io mi sono goduto per quindici anni i suoi “fondi” che faceva sull’Edizione Toscana de “Il Giornale” al quale il Direttore Riccardo Mazzoni affidava gli editoriali. Polemiche che entravano nel vivo dei problemi poltici e sociali e, del resto, ho letto anche, nella collezione che ho trovato in casa, le sue grandi inchieste su un settimanale, allora (io avevo pochi anni)  popolarissimo ovvero “Candido” (fondato da Giovannino Guareschi). Ecco perché lo sconsigliai a suo tempo (e con me altri amici) di non perdersi in “polemichine” con personaggi meschini di terza e quarta fila. Una volta tanto Pucci mi ha dato retta….

E ha continuato a “volare alto”. Comunque ne parlerò a Firenze, durante la presentazione, nell’Auditoriun della Regione Toscana, insieme a Massimo de Leonardis, Cosimo Zecchi e Giovanni Donzelli.

(Intervista a cura di Aldo Giovannini)

http://www.okmugello.it/mugello/intervista-ascanio-pucci-cipriani

domenica 9 aprile 2017

Presentato a Borgo San Lorenzo il libro di Pucci Cipriani "Dal natìo borgo selvaggio"

E' stato presentato a Borgo San Lorenzo sabato 8 aprile 2017, presso la Saletta "Pio La Torre" il libro di Pucci Cipriani : "Dal natìo Borgo selvaggio: quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino" (Edizioni Solfanelli).
La presentazione, avvenuta con il patrocinio del Comune di Borgo San Lorenzo, e organizzata dal Circolo "La Terrazza" di Ronta e dalle Edizioni Solfanelli ha visto alternarsi al tavolo, mentre in un grande schermo apparivano vecchie immagini del "natìo Borgo selvaggio", il Consigliere Comunale di Borgo San Lorenzo Patrizio Baggiani, promotore dell'incontro, il giovane pubblicista Lorenzo Gasperini, Capogruppo dell'opposizione al Comune di Cecina, il Docente Universitario Giovanni Tortelli, l'ex Presidente del Fuan di Firenze Cosimo Zecchi oltre all'autore, mentre i giovani Guido Scatizzi e Gabrile Bagni hanno letto brani del libro.
Il libro che porta la prefazione del prof. Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore del Dipartimento di Studi Politici dell'Università di Milano e la postfazione di Cosimo Zecchi, può essere ordinato direttamente all'Editore cliccando QUI: http://tabulafati.com/ec/product_info.php?products_id=1148









Intervento di Lorenzo Gasperini alla presentazione del libro di Pucci Cipriani "Dal natìo borgo selvaggio"

Quella di Pucci Cipriani è un'opera dal contenuto STORICO-STRIOGRAFICO, di una storia personalissima ma anche di una storia che è di tutti noi.
Dall'espediente IRONICO; l'ironia non è una mancanza di serietà, ma un tratto caratteristico del fare di Pucci, che da un lato smaschera il nemico e dall'altro rende gioviali anche le prese di coscienza più amare su un tempo che pare aver dimenticato ogni bellezza
Dal tenore AFFETTUOSO

Don Giussani, ad un ragazzo comunista che voleva fare la storia con la rivoluzione, disse: "Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell'uomo"; Pucci racconta di fatti e di vissuti che hanno fatto la storia dell'uomo più di tanti eventi macro di cui si occupa la storiografia ufficiale; non si può spiegare la storia del nostro passato senza la Messa di sempre, senza i rosari, senza ciò che animava il vivere, il morire, il fare, il lavorare degli uomini.

Ma la storia ha un nesso evidentemente molto forte con la Tradizione; per Chesterton la Tradizione è "la democrazia dei morti", ossia la possibilità di decidere, di essere, di giudicare, non a partire dall'ondivago sentimento di quel che siamo noi presenti oggi in terra, ma a partire dal giudizio e dall'amore di quelle innumerevoli generazioni che ci hanno preceduto consegnandoci ciò che di caro abbiamo oggi, dalle piazze ai ponti alle usanze alle processioni. La storia si fa quindi metodo per l'unica democrazia possibile, che non è quindi la volontà della maggioranza ma l'affermarsi della Tradizione vera, la Santa Tradizione.

Chesterton ci introduce anche al secondo tratto, quello dell'espediente ironico; ironia così tipica di Chesterton, e così tipica di Pucci.
In Pucci diventa come la forma letteraria della dimostrazione per assurdo: assunzione dell'ipotesi nemica, sviluppo coerente del discorso fino a mostrare come l'ipotesi avversata conduca al ridicolo. E questo si vede nella rappresentazione plastica di tali "ipotesi", che nel nostro presente più che ipotesi sono realtà effettuali; rappresentazione plastica della trivialità che abita il nostro tempo, nelle mammine preoccupate che i figli possano essere feriti dal riflettere sui Novissimi, ma altrettanto tranquille nei confronti della pornografia che abita i loro telefoni cellulari; o nelle gonnelle che prima sdottoreggiano al leggio e poi ti danno la Particola senza che si sappia bene cos'han toccato prima, come in una sgangherata commedia in cui tutto si palesa fuorché il senso della ritualità e della presenza reale del Signore.

Infine questo nuovo libro di Pucci Cipriani è un'opera dal tenore affettuoso, come potrete facilmente capire leggendola, tra pagine che così facilmente portano alla commozione e alle lacrime. Per una nostalgia che è dell'anima e non solo legata al fatto che il tempo andato sia in quanto tale, appunto, andato. Anche chi, come me, buona parte delle cose narrate nel libro non può averle neanche vissute, per ovvi motivi anagrafici, potrà commuoversi alla rappresentazione di sì tanta bellezza, in luogo della quale oggi si ha sì tanta bruttezza.
Pucci racconta storie affettuose, che toccano le nostre corde più profonde facendole struggere di desiderio per quella bellezza, e dimostra anche che il cristianesimo non è innanzitutto un ragionamento, ma una storia che ci muove e commuove. I personaggi del libro non sono perlopiù esperti di teologia, ma soggetti coinvolti da una ritualità, da una storia, da degli accadimenti e da uno sguardo capaci di integrarci in una vita più grande, più bella, oserei dire divina, nonostante tutta la cattiveria dell'uomo.

Il mondo di oggi è un mondo al quale Pucci sente di appartenere sempre meno. Con analoga intuizione Mons. Luigi Negri l'anno scorso dichiarava che l'unità della società italiana è oramai contro Cristo e contro la Chiesa. Di questo dobbiamo prendere atto, perché se è vero che ogni momento della storia è occasione favorevole per la nostra battaglia e per la nostra e altrui salvezza, non è però vero che tutti i momenti della storia siano altrettanti intrisi di verità e di bellezza. Non si tratterà quindi di chiudersi in una nostalgia disperata, e l'ironia a cui Pucci mai rinuncia è proprio l'indice di quella giovialità invincibile che è propria degli amici di Cristo. Si tratterà invece, nel prendere atto che una certa bellezza nel mondo c'era e non c'è più, e che siccome il cristianesimo è per sua natura non intimista ma produttore di civiltà, produttore di carne, di modi dell'esistere storico in cui possa la verità di sempre rifulgere della Maestà Divina (si pensi alla dimenticata Regalità Sociale di Cristo), di pregare e fare perché la bellezza in questo testo cantato torni ad essere storia. Non è una disperazione che lascia addosso questo libro, ma una nostalgia desiderante, una nostalgia belligerante, una nostalgia produttrice -ancora- di civiltà cristiana. 
A Pucci Cipriani, quindi, il merito di farci desiderare così tanto le cose di lassù, vissute già quaggiù come le vivevano i nostri nonni, "quando ancora c'era la Fede e si pregava in latino".

Lorenzo Gasperini

Intervento di Giovanni Tortelli alla presentazione del libro di Pucci Cipriani "Dal natìo borgo selvaggio"

Con Dal natio borgo selvaggio si entra nel vivo della vita dell'Autore, nel vivo del suo cuore, e la cosa si fa seria perché allora non si tratta più di filosofeggiare su parole e concetti, ma parole e concetti si fanno carne viva, la carne di chi ha vissuto direttamente volti, personaggi, luoghi, eventi che non sono più ma che — a distanza di anni, forse anche di molti anni — sono ancora capaci di provocare gioie e dolori, passioni ed emozioni che il tempo non scalfisce perché costituiscono la nostra "storia sacra".
Sì, storia sacra: con l'Incarnazione di NSGC la vita di ciascuno di noi è diventata storia sacra perché — con tutti i nostri fatti e misfatti — siamo stati "ricomprati" cioè redenti da Gesù Cristo, e a caro prezzo, grazie al suo sangue sul legno della croce. Solo che questa redenzione non scatta automaticamente ma va attivata dall'uomo stesso, esattamente come diceva Attilio Mordini: "La storia è sacra solo per il vir bonus dicendi peritus, cioè per l'uomo che conforma il suo dire — e quindi anche il suo fare — all'ascolto del Verbo universale cioè Cristo, in modo da ordinare il suo cammino dal caos al cosmo, all'ordine".
Io credo che questa importante affermazione la possiamo tranquillamente applicare anche a Pucci Ciprini, senza volere con ciò farne il panegirico: non è forse sempre stata la sua vita un conformarsi all'ordine di Cristo anche a costo di battaglie che hanno messo in croce anche lui? Pucci non è stato e non è solo il vir bonus, cioè onesto e valente, ma anche il peritus dicendi, ha fatto esperienza dell'ascolto di Dio e lo ha testimoniato come lo testimonia tuttora. Tanto che, se dovessi fare un raffronto anche con un recente passato, non esiterei s metterlo al fianco di quei «cattolici belva» come Domenico Giuliotti e Giovanni Papini che, con una lungimiranza che sapeva già di profezia, si scagliavano negli anni Cinquanta contro un Chiesa che essi vedevano avviata verso le spire di un modernismo che l'avrebbero prima o poi soffocata e spenta. E non è forse ciò che è successo esattamente col Concilio che ha strozzato la Chiesa e con questo sciagurato cinquantennio di post-concilio che le ha dato la stretta finale al collo? E non è forse fin dagli anni Sessanta che Pucci Cipriani è in trincea per difendere la Chiesa e i valori posseduti dalla Chiesa e per essa dalla civiltà occidentale fino alla tragica Rivoluzione francese? Ma vorrei anche aggiungere che l'Autore ha avuto il privilegio, se così si può chiamare, di vivere all'incrocio di grandi eventi storici: il Concilio Vaticano II — forse il più tremendo per i destini della Chiesa fra tutti i 21 Concili susseguitesi fino ad oggi -, il famigerato '68 politico che ha infettato tutta l'Europa togliendole ogni valore verticale e impostando tutta la vita privata e sociale su un cieco ed ottuso democraticismo, un insensato europeismo e un pericolosissimo solidarismo. Da società imperniata sulla caritas cristiana, siamo diventati una società filantropico-massonica-opportunista. Non è poco per un protagonista come Pucci stare sulla breccia di tutti questi avvenimenti, che egli ha cavalcato con la baldanza, ma anche con l'onestà intellettuale e coerenza che sempre hanno contraddistinto la sua azione sia nel campo politico che in quello religioso.
E ora Pucci ci regala questo nuovo libro, che potremmo chiamare di memorie, vista anche la ricchezza della bellissima documentazione fotografica, ma che così — a mio modesto parere — è solo apparentemente: perché le memorie di Pucci sono frammiste a riflessioni, commenti, attualizzazioni e considerazioni sulla vita e sulla decadenza d'oggi che fanno piuttosto, del Natio Borgo Selvaggio una costellazione di ricordi, di riflessioni e di idee rivolte al passato ma con l'occhio al futuro. Una costante di tutta quest'ultima fatica di Pucci è il ricorrente pensiero dell'Autore sui bambini di ieri e di oggi, questo per sottolineare l'importanza che l'educazione degli adolescenti ha avuto e ha nella vita dell'Autore non solo come docente ma anche come uomo pubblico e politico. Perciò, non solo per rimanere nel campo della vita e della poesia leopardiana da cui il titolo del libro prende spunto, ma anche pera la sostanziale ragione contenutistica che ho detto, preferirei assegnare quest'opera non al genere semplicemente cronachistico quanto a quello dello "zibaldone" inteso in senso tecnico come raccolta estemporanea e solo apparentemente casuale di pensieri e ricordi che però si tengono nel filo logico intellettuale e culturale del vissuto dell'autore.
Quindi col Natio Borgo, non sono i ricordi che "fanno" il libro, ma i ricordi sono il mezzo per far emergere i connotati spirituali e culturali dell'Autore. Infatti la scansione temporale dei luoghi, dei volti, dei personaggi, degli eventi — pur importante per classificarli nella loro storicità — non però determinante rispetto al messaggio. E i messaggi sono tanti, e tutti per così dire "elevano" il racconto sul piano della riflessione e della rimembranza, non quindi del mero ricordo: è il caso del ricordo delle varie feste della Vittoria del 4 novembre celebrate con fasto di autorità locali e di bancarelle di dolci vari ma che si accompagna alla amara considerazione che fu la gran loggia massonica a volere una guerra contro la cattolica Austria, che mandò al massacro centinaia di migliaia di giovani. O quando racconta il valore della politica in una persona come Giuseppe Paladini, personaggio noto anche a Firenze e amico della famiglia Cipriani. E quel parlare dei rosari recitati non solo dalle donne ma anche dagli uomini alla fine della giornata di lavoro, al desco fiorito degli occhi dei bambini: non si tratta solo di rimpianti del tempo che fu, qui siamo di fronte ad un amico che ci passa la parola per il futuro, un nodo estremamente di essere "tradizione vivente".
Nel Natio Borgo si apprezzano anche gli aspetti letterari di un Autore che ama soprattutto Pascoli, Carducci, i crepuscolari, Gozzano, Corazzini e anche qui è un riproporre all'attenzione di chi ha la responsabilità dell'educazione scolastica, di tutto un filone che ha cantato la famiglia, la patria, la morte, il dolore e il pianto e anche il valore nazionalista e che ora viene sorvolato, ignorato o addirittura deriso. Oggi c'è il pensiero unico che obbliga tutti a star bene, a far finta che il male non esista e comunque isolarlo quando succede. Un pensiero unico e laicista che purtroppo è riuscito, almeno apparentemente, a far piazza pulita non solo dei ricordi del passato ma anche di quell' ordine alla sequela di Cristo di cui parlava Mordini.
E ora, come ultimo cenno al Pucci Cipriani politico, credo che il miglior modo di riassumerlo sia ricordare quel scriveva a proposito della democrazia il cattolico reazionario francese Barbey d'Aurevilly (1808-1889):
"Vi è forse qualche cosa di più rivoltante e disgustoso per le anime nobili e fiere, di quei sistemi di governo a far parte dei quali nessuno è scelto per il suo personale valore, ma per il valore che non ha ? Vi è nulla di più ripugnante per un uomo che si sete scorrere un sangue generoso sotto l'unghie, d'uno stato di cose pel quale viene portato sugli scudi il primo venuto, come la scimmia sulla groppa del delfino? Non v'ingannate! Questa è l'essenza della democrazia, aver tra mano delle marionette che si posson buttar nel sacco quando si è tagliato loro il filo" Consoliamoci invece, caro Pucci, di fronte a questo impero democratico e nichilista che stiamo vivendo, ricordando quel che scriveva nemmeno troppi anni orsono il grande filosofo reazionario Romano Amerio nel suo Zibaldone: 'Il celebre motto di Cavour: «Libera chiesa in libero Stato» viene inteso come una formulazione di libertà, mentre è una formulazione di autocrazia. Si crede cioè che la Chiesa sia nello Stato mentre la Chiesa è una società assolutamente indipendente che ha in se stessa tutti i mezzi per sussistere e non è una parte dello Stato. L'errore di fondo è che lo Stato sia la società di tutto il genere umano e contenga in sé e subordini tutte le altre società. Invece lo Stato è una società particolare e la Chiesa, la famiglia, la corporazione sono società perfette senza dipendenza alcuna ".
E preghiamo perché, in qualche modo, quest'ordine possa venire restaurato.

Firenze, 8 aprile 2017

Giovanni Tortelli

mercoledì 5 aprile 2017

Video riassuntivo del 30° Incontro della Tradizione Cattolica (Civitella del Tronto, 2017)



Video riassuntivo del 30° Incontro della Tradizione Cattolica presso l'Hotel Fortezza di Civitella del Tronto, 10-12 marzo 2017. Presentazione complessiva delle tre giornate. Interviste a Pucci Cipriani, Ascanio Ruschi e Don Mauro Tranquillo. Scene dalla "Via Crucis" notturna (10 marzo) e dalla processione mattutina alla fortezza (12 marzo); la giornata dedicata alle conferenze, sabato 11 marzo, è disponibile in due video.

martedì 4 aprile 2017

Presentazione di Massimo de Leonardis al libro "Dal natìo Borgo selvaggio" di Pucci Cipriani

Presentazione

Conoscevo di fama Pucci Cipriani ancor prima di incontrarlo. Il suo nome figurava come Editore di un libro assai importante, uno dei migliori e fondamentali pubblicati sull’argomento, F. Giantulli s.j., L’essenza della Massoneria italiana: il naturalismo, apparso nel 1973. Entrammo in contatto e per alcuni anni ricevetti sempre una sua cartolina da Civitella del Tronto, dove dal 1969 organizzava un incontro che era nato come omaggio agli ultimi difensori del Regno delle Due Sicilie per crescere poi fino a diventare il più importante appuntamento periodico dei Tradizionalisti italiani. Nel 1987 iniziai a parteciparvi e a tenervi relazioni. La conoscenza si approfondì e divenne profonda amicizia. 
Nel 1988, sul modello dell’analogo comitato francese, Pucci promosse la costituzione dell’Anti 89, per organizzare le (contro)celebrazioni del bicentenario della Rivoluzione Francese, e iniziò le pubblicazioni di Controrivoluzione, rivista giunta ormai al 125° numero, con molti supplementi, tra i quali gli Atti di diversi convegni di Civitella. 
Nel non sempre lineare mondo del tradizionalismo italiano l’opera di Pucci Cipriani spicca per coerenza e continuità. Non nostalgismo un po’ folkloristico, non papismo servile e opportunistico fino al tradimento della Tradizione, ma una limpida battaglia per il Trono e l’Altare, la Croce e la Corona. In particolare mi piace ricordare che Controrivoluzione non ha mai tentennato nella devozione verso il grande difensore della Fede Mons. Marcel Lefebvre e nel sostegno alle sue opere.
Dopo il Pucci Cipriani editore, scrittore politico, organizzatore di eventi, giornalista di rara efficacia, negli anni più recenti ho conosciuto meglio un altro aspetto della sua personalità, quello di letterato e memorialista, cantore di una Toscana “diversa”, come recita il titolo del suo volume del 2005: L’altra Toscana - Diario di un Conservatore.
Di tale opera questa costituisce l’ideale continuazione, alla riscoperta di un mondo di ieri (e l’altro ieri) che rischierebbe altrimenti di essere coperto dall’oblio. La descrizione di quel mondo non è un esercizio nostalgico o sdolcinato di rievocazione del passato. È la dimostrazione che una civiltà cristiana è esistita non solo sui libri e nelle grandi realizzazioni ma anche nella vita vissuta di ogni giorno, scandita dai rintocchi delle campane e dai tempi della preghiera. Una società di cattolici “non adulti”; ma, come dice l’Autore «c’è più teologia in queste due poesie per bambini delle elementari che non in mille discorsi del pretume attuale che si arrampica sugli specchi per dire certe cose».
Non sarò mai capace di scrivere pagine così toccanti e poetiche come quelle di Pucci, ma i mei ricordi di fanciullezza, sia pure in un ambiente così diverso, la metropoli milanese e non Borgo San Lorenzo, sono in qualche caso simili. Anch’io da ragazzo nelle strade nel mio quartiere incontravo frati che mi salutavano con «Pace e bene» o «Sia lodato Gesù Cristo», non «buongiorno», «buonasera» o «buon pranzo». 

Massimo de Leonardis
Ordinario di Storia delle Relazioni Internazinali
Direttore del Dipartimento Studi Giuridici
dell’Università Cattolica di Milano


martedì 28 marzo 2017

Un libro di Pucci Cipriani – dal natio Borgo Selvaggio (di Aldo Giovannini)

È tempo di libri (ultimamente ne abbiamo presentati una diecina su OK!Mugello, cioè di coloro che hanno l’educazione civica nel portarci a conoscenza dell’evento, poiché non possiamo indovinarlo- ndr), libri dicevamo di storia, di arte, di cultura, di folclore e quant’ altro (quegli di politica gli lasciamo agli eruditi), ricordiamo che sabato prossimo 8 aprile 2017, a Borgo San Lorenzo, per iniziativa del Circolo “La Terrazza” di Ronta e delle Edizioni Solfanelli, con il patrocinio del Comune di Borgo San lorenzo, verrà presentato a Borgo San Lorenzo, alle ore 17, presso la Sala “Pio La Torre” (Via Giotto, davanti alla Confraternita di Misericordia) il libro di Pucci Cipriani : “Dal natio Borgo Selvaggio : quando ancora c’era la Fede e si pregava in latino” (Solfanelli) con la prefazione del Prof. Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore del Dipartimento Studi Giuridici dell’Università Cattolica di Milano e la postfazione di Cosimo Zecchi. Alla presentazione interverranno, insieme all’autore e all’editore, Giovanni Tortelli, Docente Universitario e Lorenzo Gasperini Pubblicista.
Porteranno il saluto i consiglieri comunali Patrizio Baggiani e Luca Ferruzzi e leggeranno brani del libro Gabriele Bagni e Guido Scatizzi. Modererà l’incontro Cosimo Zecchi.
Il libro dell’amico Pucci Cipriani, appartenente ad una famiglia che affonda le radici in Borgo dal lontano ‘600, dopo la pubblicazione “L’Altra Toscana : Diario di un Conservatore” (Controrivoluzione, 2005) e ” La memoria negata : appunti per una storia della Tradizione” (Solfanelli) chiude con “Dal natio Borgo selvaggio” una trilogia dedicata alla Toscana e l’autore, come è stato scritto : “Non si rinchiude in uno sdegnoso silenzio…e in queste pagine non si celebra la Tradizione con quello stile ampolloso a cui ci hanno abituato i mille anniversari celebrativi di eventi storici più o meno manipolati” ma ci si basa sui ricordi del passato, un passato certamente “nostalgico” ma che per l’autore dimostra come ancora, ai suoi tempi, nonostante i cambiamenti e le rivoluzioni avvenute la vita fosse vissuta ancora in una “società a misura d’uomo” dove ancora la chiave veniva “tenuta nella toppa”.
I tanti ricordi d’infanzia (corredati da oltre cento foto d’archivio) passano in rassegna la vita paasena e i tanti personaggi : le grandi feste, le veglie, i funerali e la visita dei camposanti, le processioni, i comizi politici, lo sport, le commedie in vernacolo e i filodrammatici, i circhi, i balli, le fiere, i cantastorie…e poi alcuni avvenimenti a lui cari come la nascita del bambino di un suo caro amico proprio la notte di San Lorenzo mentre l’autore era al suo balcone a cercar di vedere le stelle cadenti.
Il libro si chiude con una cronaca toccante di un sacerdote “sentinella vigile” della Tradizione in mezzo ai monti di Gaviserri e a due racconti,che, sia pur di fantasia, sono senz’altro autobiografici e commoventi.
Chiosa il professor Massimo de Leonardis, Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali all’Università di Milano :
“- Dopo il Pucci Cipriani editore, scrittore politico, organizzatore di eventi, giornalista di rara efficacia, negli anni più recenti ho conosciuto meglio un altro aspetto della sua personalità, quello di letterato e memorialista, cantore di una Toscana “diversa” come recita il titolo del suo volume del 2005…Non sarò mai capace di scrivere pagine così toccanti e poetiche come quelle di Pucci, ma i miei ricordi di fanciullezza, sia pure in un ambiente così diverso , la metropoli milanese e non Borgo San Lorenzo, sono in qualche caso simili. Anch’io da ragazzo nelle strade nel mio quartiere incontravo frati che mi salutavano con ‘Pace e bene’ o ‘Sia lodato Gesù Cristo’ , non ‘buongiorno’, ‘buonasera’ o ‘buon pranzo’.”
Insomma, sembra dirci questo illustre cattedratico ” tutto il mondo è paese” e i cambiamenti epocali iniziano dalle “piccole cose”. Così è…se vi pare!-“. Appuntamento per i borghigiani e gli amici sabato 8 aprile 2017 alle ore 17 nella Saletta “Pio La Torre”; sarà un bagno di vera e autentica “borghigianità”.
Il frontespizio del libro di Pucci Cipriani con un bel paesaggio innevato di Borgo San Lorenzo del pittore Enrico Pazzagli.


http://www.okmugello.it/borgo-san-lorenzo/pucci-cipriani-natio-borgo

Incontro della Tradizione Cattolica. Civitella del Tronto 11 marzo 2017. Relazioni del pomeriggio


XXX Incontro della Tradizione Cattolica presso l'Hotel Fortezza di Civitella del Tronto, 10-12 marzo 2017. Sabato 11 giornata di convegno su due temi: 1917-2017 centenario delle apparizioni di Fatima; le tappe della Rivoluzione. In questo filmato si possono vedere le relazioni del pomeriggio: Massimo De Leonardis (Brexit), Andrea Asciuti (la marcia per la vita), Rodolfo De Mattei (un progetto web contro il Gender), don Angelo Citati (il "Sola Scriptura" luterano alla prova della ragione), Roberto De Mattei (Lutero nel suo tempo e nel nostro), Lorenzo Gasperini (il Risorgimento: la Rivoluzione italiana), Andrea Sandri (la Rivoluzione negli studi giuridici), Cristina Siccardi (la Rivoluzione nell'arte), Carlo Manetti (il caso dei Francescani dell'Immacolata).

lunedì 27 marzo 2017

Incontro della Tradizione Cattolica. Civitella del Tronto 11 marzo 2017. Relazioni della mattina



 XXX Incontro della Tradizione Cattolica presso l'Hotel Fortezza di Civitella del Tronto, 10-12 marzo 2017. Sabato 11 giornata di convegno su due temi: 1917-2017 centenario delle apparizioni di Fatima; le tappe della Rivoluzione. In questo filmato si possono vedere le relazioni della mattina: dopo i saluti (Pucci Cipriani, don Mauro Tranquillo, Fabrizio Di Stefano) hanno parlato Guido Vignelli (a un secolo da Fatima nella prospettiva del trionfo del Cuore Immacolato di Maria), Massimo Viglione (il ruolo del 17 nel meccanismo rivoluzionario e il 2017 tra sovversione generale e speranza), Carlo Manetti (l'infiltrazione della Rivoluzione nei partiti della Destra), Marco Solfanelli (comunicazioni editoriali), Patrizia Fermani (la profanazione delle tombe reali a Saint Denis e il suicidio della Civiltà).

lunedì 13 marzo 2017

Resoconto del XXX Incontro della "Fedelissima" Civitella del Tronto 2017

Venerdì sera, alle ore 19, don Mauro Tranquillo, della Fraternità San Pio X presente a Civitella, insieme all'altro confratello don Angelo Citati, ha celebrato la S. Messa "ad memoriam" di Pietro Golia e di Fabio e Claudio Bernabei, scomparsi in quest'ultimo anno. Sia Pietro Golia che Fabio e Claudio Bernabei, tante volte erano saliti alla Rocca della "Fedelissima" condividendo con noi la buona battaglia.
Alle 21 di venerdì 10, si è svolta la caratteristica e suggestiva "Via Crucis" per le vie di Civitella e, un centinaio di persone, con in mano i flambeau, hanno seguito la Via della Croce, guidata da don Mauro Tranquillo, don Angelo Citati e il sottoscritto, in cui sono state cantati i bei versi del Metastasio, mentre il commento delle stazioni era quello classico e mistico a un tempo di Sant'Alfonso M. de' Liguori. Una cerimonia commuovente e che "prende il cuore" come hanno affermato i tanti giovani che quest'anno, per la prima volta, erano a Civitella del Tronto.
La mattina, dopo le SS. Messe celebrate alle ore 7,30 da don Angelo Citati (secondo le intenzioni di alcun i convegnisti) e da Don Mauro Tranquillo (ad memoriam delle vittime del terremoto) alle ore 8,30 (molte le confessioni e le Comunioni). Alle ore 10 si sono aperti, nel salone dell'Hotel "Fortezza", gremito di persone, i lavori del XXX Convegno della "Fedelissima" Civitella del Tronto dal titolo : "1917 - 2017" Nel centenario delle Apparizioni di Fatima le tappe della Rivoluzione : 1517 (Lutero) - 1717 (Massoneria) - 1917 (Comunismo) - 2017 (Rivoluzione genetica), Convegno organizzato dalla Comunione Tradizionale e da "Controrivoluzione" (www.controrivoluzione.it) e che ha visto confluire nella città abruzzese decine e decine di persone provenienti da ogni parte d'Italia, dal Veneto e dal Trentino, dalla Calabria e dalla Sicilia. Pucci Cipriani, Direttore di "Controrivoluzione", ha salutato i convegnisti ricordando gli amici scomparsi in questo ultimo anno a cominciare dal sessantasettenne Pietro Golia, l'Editore e giornalista napoletano :
"instancabile organizzatore di convegni ed eventi culturali a Napoli dove, nel 1970 aveva formato il circolo "Controcorrente" e, nel 1994, l'omonima Casa Editrice che aveva donato alla Tradizione numerosissimi testi "revisionisti" della Storia delle Due Sicilie e anche opere di grandi autori come i due volumi monumentali "Due Secoli insieme" di Alexander Solgenitzin, oltre alla "Napoli Spagnola" di Francisco Elias de Tejada."
"Poi, Fabio Bernabei, deceduto,a cinquantadue anni, per un "ritorno" di un tumore diagnoticatogli a sedici anni : "Socio fondatore del Centro Culturale Lepanto e di Famiglia Domani ; di Fabio si ricorda il suo grande impegno nella "guerra alla droga" come Direttore della testata online "Osservatorio Droga" e le sue importanti pubblicazioni contro questo flagello: "Kannabis medica ?" (libro presentato a Firenze dalla Comunione Tradizionale, anni orsono, durante un Convegno nell'Auditorium della Regione Toscana a Firenze); "Chiesa e omosessualità" (Fede e Cultura 2009); "Cristianofobia. Quale libertà per l'apostolato cattolico di oggi?" (Solfanelli).
Fabio ricevette alcuni premi giornalistici per i suoi scritti contro la droga tra cui, a Dublino, il prestigioso "Veronica Guerin". Ma la più bella medaglia sul suo petto furono i furenti attacchi dei radicali e, in particolare, quelli della "mammana" radicale Emma Bonino. A pochi mesi di distanza dalla morte di Fabio Bernabei, per un infarto, è deceduto anche il fratello Claudio,di qualche anno maggiore, anche lui combattente della "buona battaglia", collaboratore del Centro Culturale "Lepanto" e di "Famiglia Domani", giornalista e scrittore di vaglia che, tra l'altro, collaborò, insieme al fratello Fabio, a "Controrivoluzione".
Sia Pietro Golia che i fratelli Fabio e Claudio Bernabei furono con noi a Civitella anche come oratori e, mentre li additiamo, come esempio, ai nostri giovani, raccomandiamo l'anima di questi tre cari amici scomparsi al Signore - ha concluso Cipriani - che certamente avrà tenuto conto della loro milizia cattolica in difesa della Dottrina e della Fede"
Quindi don Mauro Tranquillo, si è detto orgoglioso di partecipare a questi convegni della Tradizione e, dopo aver portato il saluto ai convegnisti di don Marco Nelly, Superiore "pro tempore" in Italia, che già in passato aveva partecipato agli Incontri della "Fedelissima", ha ricordato come in tutti questi anni, non sia mancata agli amici l'assistenza spirituale dei sacerdoti della Fraternità tra cui, per vent'anni, quello del caro don Giorgio Maffei che volle finire i propri giorni nella Casa di Rimini della Fraternità San Pio X.
E infatti, come, poi, ricorderà Pucci Cipriani, la S. Messa cattolica in rito romano antico, la Messa di sempre e di tutti, è stata sempre celebrata a Civitella del Tronto.
Quindi è stata letta, dall'avvocato Ascanio Ruschi, la prolusione al Convegno del professor Massimo de Leonardis, una delle figure storiche di Civitella, quest'anno impossibilitata a partecipare, ma che ha voluto essere lo stesso, in spirito, vicino a noi. Ecco la prolusione


Con molto rammarico non posso essere tra voi quest'anno.
La mia assenza è dovuta a ragioni strettamente personali.
Altri, unitosi a noi in anni recenti, hanno invece deciso di non condividere più la nostra linea. Magari dopo aver avuto ampio spazio per le loro attività, nemmeno più segnalano il nostro convegno nei loro siti.
Purtroppo il mondo tradizionalista talvolta soffre di settarismo e di presunzione.
Pullulano i teologi improvvisati che tranciano giudizi sprezzanti per chi magari non li condivide, non avendo la pretesa di assurgere alle loro vette di pensiero. Talvolta ci si scaglia più di frequente con quelli più vicini.
Tipico ad esempio l'atteggiamento di chi ogni volta che un prelato autorevole, come il Cardinale Burke o il Vescovo Schneider, prende posizioni tradizionaliste si affretta a fargli le pulci ricordando presunte sue mancanze del passato.
Talvolta si ha la sensazione che si preferisca essere pochi, puri e duri e ad esempio si vede come fumo negli occhi un riconoscimento formale da parte della Santa Sede della Fraternità San Pio X, del quale non mi nascondo i rischi ma preferisco vedere i vantaggi.
Qualcuno è passato da posizioni sedevacantiste al silenzio
Abbiamo talvolta dato fiducia a chi non la meritava interamente. Scrittori di best seller che ora tacciono di fronte alla crisi della Chiesa e intervengono solo ogni tanto su temi innocui che non suscitano alcuno scandalo, magari spaventati dalle reazioni suscitate da qualche loro timida critica.
Desta pena l'atteggiamento di chi ora dice che il papa non si critica mai, lo si serve soltanto.Il Sommo Pontefice lo si rispetta sempre per il suo alto Ufficio, ma può e deve essere oggetto di "correzione fraterna"-
Ho fatto notazioni polemiche, ma senza fare nomi, proprio per non cadere anch'io nell'errore del settarismo e dell'attacco ad hominem.
Civitella ed il periodico "Controrivoluzione" hanno dato spazio a tutti, anche a chi non ha dimostrato di meritarlo, ma hanno sempre mantenuto una linea con alcuni capisaldi fermi: la difesa della Santa Messa e della liturgia tradizionali, la venerazione per il grande Vescovo Marcel Lefebvre e il sostegno alle opere da lui create, la rivendicazione del modello di società tradizionale basta sul Trono e sull'Altare .
Che la Provvidenza ci conceda di proseguire ad multos annos.

prof. Massimo de Leonardis
Ordinario di Storia delle Relazioni Internazionali e Direttore dell'istituto di Studi Giuridici dell'Università Cattolica di Milano



Quindi il saluto, particolarmente gradito, dell'Onorevole Fabrizio Di Stefano che ha ricordato il suo approccio alla Tradizione e ai Convegni di Civitella che partì dal 1989 quando, allora Presidente del Fuan, all'Università di Camerino, invitò Pucci Cipriani a commemorare le Insorgenze antigiacobine. "Da allora - ha detto l'onorevole Di Stefano - non sono mancato una volta a questi Convegni che hanno alimentato la mia Fede e vi ringrazio di esser venuti anche quest'anno a Civitella nonostante le calamità naturali che hanno colpito questa mia amata terra."
Quindi Fabrizio Di Stefano, che ha partecipato a tutte le manifestazioni dei tre giorni, ha voluto far dono ai convegnisti di un suo bel libro, fatto insieme a Piero Carducci :"Il Mezzogiorno e lo sviluppo negato: dal 1861 al 2011" (Ed. Nous) nel quale : "L'analisi che abbiamo voluto (fare) vuole rendere omaggio ad una memoria storica rimossa e ai così detti "briganti", rappresentati in maniera del tutto travisata e faziosa nell'immaginario collettivo"
Con il canto del "Salve Regina" intonato da don Mauro Tranquillo si sono aperti i lavori e Guido Vignelli, già assistente del professor Augusto Del Noce, ha fatto un mirabile affresco sulle prospettive del trionfo del Cuore Immacolato di Maria, a un secolo dalle Apparizioni Fatimite, argomento ripreso nella bella relazione dell'amico Massimo Viglione, Docente Universitario, e storico delle Insorgenze italiane, che ha parlato su : "Il ruolo del 17 nel meccanismo rivoluzionario e il 2017 tra sovversione generale e speranza", sempre a proposito della Rivoluzione particolarmente toccante la relazione della Professoressa Patrizia Fermani, emerita dell'Università di Padova, che ha parlato di uno dei più barbari crimini della Rivoluzione francese (che in Italia ha la sua trista espressione nel così detto Risorgimento) come la "Profanazione delle Tombe reali a Saint Denis e il suicidio della Civiltà" ricordando quando la canaglia rivoluzionaria profanò quelle tombe dei Re di Francia, sciogliendo quei resti, quelle ossa, nella calce viva; Poi l'editore Marco Solfanelli ha presentato le novità della sua Casa Editrice (era stato allestito un grande banco librario nel gremitissimo salone delle conferenze) e ha presentato l'ultimo numero (il n.126) della rivista quadrimestrale "Controrivoluzione" (www.controrivoluzione.it) che ormai ha pubblicato già i suoi tre numeri annui e il cui abbonamento annuo (tre numeri al prezzo di Euro 15 - un numero Euro 6) può partire da qualsiasi numero.
L'Avvocato Ascanio Ruschi ha quindi letto la relazione dell'amico Massimo de Leonardis sulla "Brexit" e che verrà pubblicata sul n. 127 di "Controrivoluzione".
Nel pomeriggio alle 15,30 sono ripresi i lavori con una interessante comunicazione sul gender di Rodolfo de Mattei - autore anche due importantissimi libri emtrambi pubblicati dalla Casa Editrice Solfanelli: "Gender diktat - Origini e conseguenze di un'ideologia totalitaria" e "Dalla sodomia all'omosessualità" - che ha presentato il sito www.osservatoriogender.it un progetto web contro il gender, mentre Andrea Asciuti, ricordando la sua "via della vera conversione" che lo ha portato ad abbracciare la Tradizione anche grazie ai Convegni della "fedelissima" Civitella del Tronto, ha presentato, partendo dalla su di insegnante, la settima edizione della Marcia per la Vita www.marciaperlavita.it, ribadendo l'importanza di questa grande manifestazione antiabortista, in difesa della famiglia naturale, che si terrà a Roma il pomeriggio del 20 maggio p.v., dopo anni di inerzia e di boicotaggi da parte di pseudo difensori della vita. Asciuti ha ricordato che non servono i così detti "leoni della tastiera" o i critici di professione che non riescono a mettere in fila cinque persone, ma gente che si dia da fare e che si impegni nella difesa della vita.
Poi due stupende relazioni in riguardanti il cinquecento anni di Lutero con la relazione del M.R. Don Angelo Citati della FSSPX che ha fatto un excursus perfetto sulla dottrina eretica dii Lutero con il "Sola Scriptura luterano alla prova della ragione" e quella del prof Roberto de Mattei con "Lutero nel suo tempo e nel nostro"
Il giovane Lorenzo gasperini, una delle più brillanti e promettenti figure del tradizionalismo, redattore di "Controrivoluzione", ha parlato de "Il Risorgimento come la Rivoluzione italiana" e ha dimostrato come, filosoficamente, esista un neppure troppo sottile filo rosso che lega il sovversivo Mazzini a gentile e Gramsci e quindi il legame tra tre filoni di una stessa Rivoluzione: Risorgimentalismo, Fascismo, Comunismo.
Quindi la relazione sulla Rivoluzione negli Studi giuridici tenuta da un bravissimo Andrea Sandri, Docente dell'Università Cattolica di Milano - il prof. Sandri ha fatto il suo eccellente esordio quest'anno tra i relatori del Convegno di Civitella - , del prof. Carlo Manetti che ha parlato dell'infiltrazione rivoluzionaria nei partiti politici, a cominciare dalla così detta destra evoliana e gnostica, della professoressa Cristina Siccardi che - dulcis in fundo - ha trattato della rivoluzione nell'arte con la presentazione del suo nuovo libro che uscirà in libreria il 20 marzo p.v. dal titolo: "L'arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee" www.artedidio.it (Cantagalli editore) e che rappresenta un vero e proprio grande evento culturale. Apprezzato, come sempre, l'intervento di Cristina Siccardi, una vera colonna della Tradizione.
Erano già le venti e, nonostante i molti interventi pomeridiani (senza soste) tutti erano ancora, come ammaliati, al proprio posto quando il professor Carlo Manetti, con la sua solita verve e simpatia, ha riassunto la persecuzione incredibile e violenta subita dai frati francescani dell'Immacolata. Comunque, per dare a tutti la possibilità di non perdere queste perle di saggezza, questi stupendi interventi, a fine settimana verranno pubblicati tutti in video, integralmente, grazie al lavoro dell'operatore Marco Marocchini.
La mattina della domenica, dopo la S. Messa in rito romano antico celebrata da don Mauro in memoria dei Martiri della Tradizione, con la partecipazione di tanti fedeli, una lunga processione, con tutte le bandiere degli Stati preunitari, si è diretta, recitando il S. Rosario e cantando laudi mariane, partendo dall'hotel "Fortezza", verso la Rocca della "Fedelissima" dove davanti al pennone il giovane civitellese Daniele D'Emidio ha fatto l'Alzabandiera, mentre i presenti hanno intonato il Christus Vinvit. Quindi Ascanio Ruschi ha commemorato brevemente i difensori dell'ultimo Baluardo del Regno felice di Re Francesco (Dio guardi!) e Pucci Cipriani ha salutato "alla voce" i Martiri, al grido di : "Viva Cristo Re! Viva la Tradizione! Viva re Francesco!"
Poi, nella chiesa di S. Jacopo alla Rocca, davanti alla parete nella quale sono conservate le ossa degli ultimi difensori della Cittadella Borbonica, don Mauro ha benedetto sia "i vivi" che "i morti" e tutti, coralmente, insieme al sacerdote, hanno recitato il De Profundis.
L'appuntamento per l'anno prossimo...sempre la seconda settimana di marzo, con lo stesso entusiasmo e la stessa Fede fedeli al motto: Non mi arrendo, "Etiamsi omnes ego non!"

Gabriele Bagni 

XXX Incontro della "Fedelissima" Civitella del Tronto 2017 (10 - 11 - 12 marzo 2017)
























venerdì 3 marzo 2017

Presentazione: "L'Arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee" di Cristina Siccardi (Cantagalli Editore)

A Civitella del Tronto Cristina Siccardi interverrà su "La Rivoluzione nell'arte", anticipazione della prossima uscita del libro "L'Arte di Dio. Sacri pensieri, profane idee" (Cantagalli Editore) - www.artedidio.it

Programma del XXX Incontro della "Fedelissima" Civitella del Tronto 2017 * 10 - 11 - 12 marzo *
1917 - 2017 Centenario delle apparizioni di Fatima:
Le tappe della rivoluzione.
1517 Lutero - 1817 Massoneria - 1917 Comunismo - 2017 Rivoluzione genetica


Conferenze di SABATO 11 MARZO 2017
all'Hotel Fortezza
di Civitella del Tronto (TE)
PROLUSIONE AL CONVEGNO A CURA
DEL PROFESSOR MASSIMO de LEONARDIS
Conferenze
• Guido Vignelli, "A un secolo da Fatima nella prospettiva del trionfo del Cuore Immacolato di Maria”
• Massimo de Leonardis, "Rivoluzione e Controrivoluzione in Europa" alla luce dei Messaggi di Fatima”
• Massimo Viglione, "Il ruolo del 17 nel meccanismo rivoluzionario e il 2017 tra sovversione generale e speranza”
• Patrizia Fermani, "La profanazione delle Tombe reali a Saint Denis e il suicidio della Civiltà”
• Roberto de Mattei, "Lutero nel suo tempo e nel nostro”
• Don Angelo Citati, "Il 'Sola Scriptura' luterano alla prova della ragione”
• Carlo Manetti, "L'infiltrazione della Rivoluzione nei partiti della Destra”
• Lorenzo Gasperini, Il Risorgimento : la Rivoluzione italiana”
• Cristina Siccardi, "La Rivoluzione nell’Arte”
• Andrea Sandri, "La Rivoluzione negli Studi Giuridici”
• Elisabetta Frezza, "L'abbraccio mortale Tra il gender e l'Amoris Laetitia”
• Roberto Dal Bosco, "2017: l'orrore della Rivoluzione genetica”
Interventi
• Carlo Manetti, "I Francescani dell'Immacolata : Storia di una persecuzione”
• Marco Solfanelli, "Presentazione della rivista 'Controrivoluzione' e delle novità editoriali della Casa Editrice Solfanelli”
• Virginia Coda Nunziante, Gabriele Bagni e Andrea Asciuti, Presentazione della settima edizione della “marcia per la Vita” che si terrà a Roma il 20 maggio 2017
• Don Stefani Carusi, "Lo spirito del Principe di Canosa nella Rivoluzione risorgimentale”
• Rodolfo de Mattei, "Presentazione di www.osservatoriogender.it: un progetto web contro il gender”